IL SESSO DELLA VERGINE
Essere studente fuori sede è un impegno
con se stessi e con la propria famiglia, che spesso fa sacrifici
per sostenere lo studio del figlio. Beatrice era una giovane
ragazza, iscritta alla facoltà d’ingegneria in
una città del sud Italia, intelligente e simpatica, con
un passato complesso, del quale non amava parlare, perchè
lei stessa ne conservava aspetti oscuri dentro di se.
Beatrice era sensibile, più di altri e questa sua prerogativa
la portava a soffrire per aspetti della vita che potevano essere
affrontati in maniera diversa da come lo faceva lei, con più
leggerezza. Beatrice era una ragazza morbida, cioè aveva
qualche chilo di troppo che le creava imbarazzo e questo imbarazzo,
era convinta fosse provato anche dagli uomini. Voleva essere
amata come tutti noi, ma non riesciva a trovare un compagno,
una persona che sapesse apprezzarla per quello che era, questa
situazione insieme alla sua storia l’avevano condotta
alla soglia dei 28 anni, vergine.
Non ci sarebbe stato nulla di male a conservare la propria „virtù“
per così lungo tempo, molte donne in passato l’hanno
fatto, anche se adesso è decisamente meno consueto. Quindi
il problema non sarebbe esistito se fosse stata soltanto una
questione di scelta, ma Beatrice voleva fare l’amore ed
in alcuni momenti, intensi come il cuore di un incendio, desiderava
il sesso, quello puro, animale, istintivo. Anche in questo caso
non c’è nulla di male, se non che Beatrice viveva
questi attimi, ansiosamente, spesso con vergogna e senso di
colpa, specie quando si masturbava solitaria nel suo letto,
utilizzando tutte le dita delle mani, violando i pertugi che
lambiscono fra loro, in quei momenti Beatrice sentiva dentro
di se un fuoco che saliva dalle viscere del suo sesso e raggiungeva
il volto, inzuppando le dita di caldo balsamo, mentre penetrava
l’ano con più dita oppure masturbava freneticamente
il clitoride, sentendolo gonfiare di piacere. Quando il sudore
si mischiava al godimento, Beatrice avrebbe voluto accanto un
uomo, possibilmente che le volesse bene ma si sarebbe contentata
anche di uno che la desiderasse, come lei desideva concedersi
lui.
In questo periodo Beatrice era particolarmente sensibile a tutto
ciò che la circondava, aveva conosciuto un ragazzo che
trovava attraente, il suo nome era Luciano, con lui aveva cercato
di rompere il ghiaccio e dopo diverse telefonate e qualche piccante
appuntamento in web cam, nel quale Luciano le aveva mostrato
il suo pene, inducendola a pensare a quell’appendice di
carne come un serpente che avrebbe potuto piacevolmente avvolgerla.
Si erano incontrati e fra imbarazzi e tentennamenti, Beatrice
gli aveva fatto un pompino, non aveva preteso che lui la toccasse
ne regalasse lei piacere, anche se avrebbe voluto, si era dedicata
al suo amichetto con appassionata inesperienza e aveva cercato
in Luciano l’approvazione di cui aveva bisogno per continuare
la sua iniziazione, gliel’aveva concessa ed alla fine
per la prima volta nella sua vita, aveva gustato il sapore dello
sperma, leccandolo sulla pancia del ragazzo.
Alcune di queste confessioni Beatrice le aveva fatte a Felice,
un uomo conosciuto in un forum nel quale si parlava di problemi
e curiosità sessuali, col quale era entrata in confidenza,
scambiandosi mail e chiacchierando qualche volta in chat. Felice
era una persona riservata, che aveva la passione dello scrivere,
una relazione stabile ed un lavoro interessante anche se privo
di emozioni.
La storia di Beatrice lo incuriosiva, sempre più spesso
chattavano e ogni tanto si parlavano al telefono, l’uomo
era colpito dalla sensibilità della ragazza ma anche
dal suo insaziabile desiderio sessuale. Beatrice gli aveva più
volte spiegato che nell’estasi della sua masturbazione,
gli umori schizzavano letteralmente fuori dal suo sesso, bagnando
le lenzuola sottostanti, era eccitata e spaventata allo stesso
tempo da questa cosa, perchè non riusciva a capire se
fosse una normalità o una piacevole differenza dalle
altre donne. Più di una volta parlandone con Felice,
che solleticava abilmente le sue fantasie, aveva immaginato
di fare un 69 e ricevere un pulsante cazzo nella bocca, lavorandolo
con la lingua e la saliva, gustandosi la ruvida ed esperta lingua
di un uomo, infine inondandogli la bocca con gli umori, mentre
con le dita penetrava il suo ano, esibendo un’anima dominatrice
che spesso teneva celata. Oppure essere chiavata con forza e
possenza sul suo letto, mentre prona si reggeva alla spalliera.
Ma Beatrice immaginava anche lunghi ed appassionati baci, lingue
intrecciate su carezze audaci, mentre il folto bosco che teneva
nascosto fra le cosce si bagnava in maniera inverosimile.
Il fine settimana era stato noioso e apatico, come spesso le
accadeva negli ultimi tempi, trascorso inutilmente nell’attesa
di un segnale da parte di Luciano, ormai scomparso da diversi
giorni. Il ragazzo sembrava indeciso fra il ritorno dalla sua
precedente compagna oppure accettare gli inviti di Beatrice,
alla quale aveva ceduto con imbarazzo solo quella sera, nella
quale sembrava avere rimandato il „momento“ per
un tempo che alla ragazza era sembrato infinito. Beatrice chiedeva
solo chiarezza, forse Luciano si era pentito? Forse non la trovava
di suo gradimento? Perchè allora tutte quelle chattate,
l’incontro, l’esibizionismo in cam fino a giungere
al godimento della fellatio? La ragazza non si dava pace per
questo comportamento. Ne parlò con Felice e con altri
amici incontrati in rete. Felice fu incerto nello stabilire
le cause del silenzio, non avendo notizie certe, se non le impressioni
ed il racconto di Beatrice, non se la sentiva di esprimere un
giudizio inappellabile. Beatrice disse che voleva stuzzicarlo
con sms intriganti, per valutare la sua reazione, avendolo già
fatto in precendenza ed essendo riuscita a combinare l’appuntamento
sfociato poi nel trastullo orale. Felice consigliò a
Beatrice di frequentare qualche locale, di fare una vita sociale
più attiva. Sentiva la necessità della ragazza
di trovare una persona che la sapesse mettere al centro dell’attenzione,
che le potesse dare quell’affetto del quale Beatrice voleva
nutrirsi. Allo stesso tempo si divertiva con lei a solleticare
le sue necessità e le sue fantasie, descrivendole amplessi
e situazioni estremamente eccitanti che turbavano entrambi.
L’università era come al solito gremita, Beatrice
accaldata dall’umidità autunnale, cercò
un po’ di refrigerio nei bagni della facoltà, si
lavò il viso e mentre si asciugava con dei fazzoletti,
sentì dei gemiti provenire da uno dei bagni in fondo
al corridoio, stette in ascolto per qualche istante, poi si
convinse che fossero gemiti di piacere, uniti a delle parole
bisbigliate. Si avvicinò lentamente alla porta e s’infilò
nel bagno accanto, in ascolto.
Loredana parlava col suo ragazzo, o meglio stavano facendo sesso
virtuale. Studentessa del 3° anno, stava vivendo una situazione
complicata, dovuta alla partenza del suo ragazzo per la Calabria,
questo l’aveva resa intrattabile, perchè Loredana
era una ragazza dal consistente appetito sessuale, stava cercando
di provvedere in maniera solitaria alla soddisfazione dei propri
desideri ma quella mattina, come al solito, aveva chiamato Carmine,
il suo ragazzo e dopo essersi scambiati notizie varie, erano
passati alle attenzioni sessuali, inesorabilmente scivolate
su ipotesi suggestive d’incontri programmati per il fine
settimana. Loredana a questo punto si era chiusa in bagno e
aveva cominciato a fantasticare, sotto la guida esperta di Carmine,
seduto comodamente nella sua camera da letto. Le mani della
ragazza erano scivolate sotto i jeans slacciati e arrotolati
alle ginocchia, mentre appoggiata al water strizzava convulsamente
i seni piccoli ma alti e sodi. Beatrice poteva immaginare questa
scena nutrendosi delle parole rubate attraverso il sottile muro
del bagno. „Se fossi qui ti chiaverei fino strizzarti
i coglioni“ oppure „si…si…leccami la
fica, è umida come una grotta…la tua grotta!“
e ancora „di più…ancora! Scopami come solo
tu sai fare…fammi venire…ah…ah…veng…ooo!“
quest’ultimo grido uscì strozzato dalla gola della
ragazza, mentre a pochi centimetri da lei un’altra donna,
Beatrice, scappucciava il suo clitoride con veemenza, assaporando
attimi unici di obnubilamento.
Loredana si riassettò ed uscì dal bagno, Beatrice
fece lo stesso, gli sguardi delle ragazze s’incontrarono
quando si ritrovarono una di fianco all’altra davanti
al lavandino per lavarsi le mani bagnate dei loro umori. Loredana
dovette pensare che Beatrice fosse là da molto, perchè
impavidamente e contro ogni buon senso chiese lei se avesse
udito qualcosa.
Beatrice sorpresa, tentennò, poi il volto dovette tradirla,
perchè divenne rosso, forse per la vergogna di essere
stata scoperta o solo perchè l’attività
praticata l’aveva eccitata ancora di più.
„Così hai origliato alla porta!“ disse asciutta
Loredana, „ti è piaciuto quello che hai udito?
Magari ti sei fatta pure un bel ditale mentre mi sentivi venire…“
disse ancora insolente e maliziosa, fissando il viso basso di
Beatrice.
La ragazza non riusciva a dire nulla, poi bisbigliò „Si,
ho sentito dei gemiti e mi sono avvicinata, quando mi sono resa
conto di ciò che stavi facendo sono entrata nel bagno
accanto e poi…“ s’interruppe Beatrice, „ti
sei fatta un ditale!“ continuò Loredana, „si…mi
sono masturbata“ ammise Beatrice.
„Senti, io e te non ci conosciamo ma condividere un segreto
simile mi ha messo un po’ di agitazione, o meglio eccitazione,
sai è qualche settimana che non faccio l’amore
col mio ragazzo, per questo mi sfogo al telefono, il resto lo
faccio solitaria nel mio letto…ti sei mai masturbata insieme
a qualcuno?“ la domanda colse di sorpresa Beatrice, quella
ragazza aveva qualcosa che le piaceva, piuttosto bassa di statura,
forse non arrivava neppure ad 1,60 cm, era rotondetta ma soda,
gli occhi a mandorla, la carnagione olivastra ed i capelli lunghi
e neri le conferivano un aspetto esotico, il naso lungo e sottile
le dava un’aria di sicumera che intimoriva eppure affascinava
Beatrice.
„Vieni qui, porcellina…“ Loredana afferrò
per le spalle la più robusta compagna e la baciò
sulle labbra, penetrandola con la lingua calda, Beatrice rimase
sorpresa ma ricambiò presto il bacio, aggrappandosi ai
piccoli seni di Loredana, in un attimo le mani scesero dentro
i rispettivi pantaloni ed entrambe si spinsero di nuovo in uno
dei bagni, chiudendo la porta dietro di loro. Il sesso glabro
di Loredana era fradicio, quello villoso di Beatrice addirittura
rorido, strofinarono le dita sopra i clitoridi gonfi e venirono
con dolcezza abbracciandosi calorosamente.
Ripensava a questo episodio Beatrice, mentre si dirigeva verso
casa, che cosa curiosa poteva riservarti la vita, anche nei
suoi aspetti più ludici. Si erano scambiate il numero
di telefono e non era escluso che l’esperienza potesse
essere ripetuta.
Felice glielo ripetè anche quella sera, non doveva credere
che senza Luciano non potesse aspirare all’amore e quindi
al sesso, essere sicura di se, questo le occorreva per essere
apprezzata dalle persone e dagli uomini in particolare.
Beatrice gli disse che si era masturbata anche quel pomeriggio,
aveva usato la boccetta di vetro di un deo spray, voleva deflorarsi,
aveva provato un immenso piacere quando si era penetrata in
profondità con quel surrogato di vetro, ma poi alla fine,
aveva pianto, perchè si era sentita di colpo umiliata
da se stessa e dalle circostanze.
Felice le fece coraggio, telefonandole, parlarano per buona
parte della notte ed alla fine la ragazza non riuscì
a trattenere il piacere di fargli sentire come godeva, l’uomo
ne rimase strabiliato, mai aveva sentito una cosa simile, neppure
nella realtà delle sue esperienze, chiuse il telefono
che lei continuava ancora.
Il giorno dopo Beatrice scrisse una lunga mail a Felice, raccontandogli
dell’esperienza vissuta nei bagni della facoltà,
e chiedendo suggerimenti. Dopo avere letto la mail, l’uomo
era in imbarazzo, disorientato dalla confusione della ragazza,
che ora cercava un amore maschile ma si abbandonava sensualmente
ad un abbordaggio femminile, volgare e laido, seppure sensuale
ed eccitante.
Il telefono squillò qualche giorno dopo, Loredana voleva
vederla, aveva litigato col suo ragazzo e cercava qualcuno col
quale sfogarsi, vieni pure, disse lei Beatrice, accogliendola
nella sua stanza, le altre ragazze della casa non c’erano,
sole si lasciarono andare ad un incontro ruvido. Gemevano con
le bocche fra le cosce dell’altra, cibandosi di sapori
forti e afrori dolciastri, poi si salutarono e non si videro
mai più, ormai appagate ed alla ricerca di altro.
L’altro di Beatrice arrivò qualche mese dopo, un
giovanotto che lavorara sotto casa sua, l’aiutò
a rialzarsi dopo una brutta caduta, l’accompagnò
prima in ospedale e poi di nuovo a casa, la fragilità
della ragazza venne fuori e lui seppe proteggerla, andando in
fondo al problema e con una dolcezza inusuale per un uomo, una
sera, cominciò ad accarezzarla, sul collo, sui seni,
sulle cosce e Beatrice, lo lasciò fare, ricambiando le
attenzioni, fino a ritrovarsi nuda, come spesso accadeva sotto
le coperte, ma questa volta fra le sue gambe non c’era
la sua mano, ma il corpo di un uomo, che la stava possedendo
con l’attenzione che meritava, non so come è finita
la storia, ma mi piace credere che abbia trovato l’uomo
per lei, il primo che sia andato oltre il suo aspetto e abbia
cercato di comprendere la sua anima.
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