FABIO E PATRIZIA
Io e Patrizia stavamo scopando.
Il luogo ci era ormai familiare. Era la stessa stanza dove,
quasi sei mesi prima, Patrizia mi aveva donato la sua verginita'.
Una delle dodici camere, disposte su tre piani, che venivano
affittate in quell'albergo per coppie che io e Patrizia chiamavamo
"la Casina". Una volta o l'altra, le avevamo provate
tutte e dodici.
Avevamo cominciato a frequentare la Casina subito dopo le vacanze
dell'estate precedente, durante le quali tanto io quanto Patrizia
avevamo allargato gli orizzonti delle nostre esperienze sessuali,
sperimentando non solo il gusto della reciproca infedelta',
ma anche il sottile, perverso piacere che si prova tanto a raccontare
le proprie avventure al partner, quanto a sentirsele raccontare
dall'altro.
Questa esperienza aveva reso il nostro legame piu' saldo e l'amore
che ci univa piu' profondo. E' difficile da capire, e ancora
di piu' da spiegare. Ma quando una persona con il proprio partner
riesce ad essere cosi' aperta e sincera, fino a condividere
la voglia di trasgressione che ognuno ha dentro di se, i propri
desideri piu' proibiti, e arriva addirittura a vivere queste
trasgressioni e questi desideri con la complicita' dell'altro,
vuol dire che il rapporto e' basato su qualcosa di molto solido
e molto potente.
Ce ne siamo entrambi resi conto appena ci siamo riabbracciati
al ritorno delle vacanze. Se la nostra storia prima era poco
piu' di un flirt tra adolescenti, ora si era tramutata in qualcosa
di importante per tutti e due. E avevamo una voglia pazza l'uno
dell'altra.
Eppure non fu cosi' semplice riprendere la nostra vita intima.
Dopo le esperienze che avevamo fatto entrambi in vacanza, ricominciare
la nostra usuale squallida routine di infrattamenti in 126,
succhiamelo che dopo te la lecco (o viceversa), era assolutamente
impensabile. Ognuno dei due voleva dare il meglio di se' all'altro,
voleva ripercorrere i limiti estremi delle proprie esperienze
con l'altro, e se possibile superarli.
E poi, parliamoci chiaro, io Patrizia me la volevo scopare.
I tempi erano ormai maturi. L'idea di continuare a far passare
mese dopo mese in attesa dell'occasione giusta per deflorarla
non mi stuzzicava proprio. Per cui, mi sono informato attraverso
il tam-tam dei colleghi universitari, tutti alle prese con problemi
analoghi (a Medicina lo definiscono un problema di endoscopia,
alla romana, col punto interrogativo: "E 'ndo scopia?").
Scoprii cosi' l'esistenza di questa anonima palazzina della
periferia romana dove sia giovani coppie alle prese col problema
di "endoscopia", sia coppie meno giovani in cerca
di clandestinita', celebravano i loro incontri amorosi.
Era li', alla Casina, che in quel momento stavamo scopando.
Si'. Mi rendo conto che un albergo per coppie non e' il massimo
della poesia. Pero' era sufficientemente pulito, e il prezzo
era abbordabile. Per un paio di volte al mese, di media, avevamo
cosi' la possibilita' di fare degli incontri di sesso infuocatissimi,
che compensavano il sesso mordi e fuggi cui l'angusto abitacolo
dell'utilitaria ci costringeva nelle altre occasioni.
In quel momento Patrizia mi stava sopra a cavalcioni. Faceva
tutto lei. Io mi limitavo a starmene supino. Le piaceva molto
questa posizione (in sei mesi le abbiamo provate praticamente
tutte... almeno quelle principali). Oltre a mantenere il controllo
della situazione, messa cosi' riusciva a contrarre i muscoletti
interni della vagina e l'effetto combinato del pompamento interno
e del suo cavalcare su e giu' o avanti e indietro erano una
vera delizia per il mio cazzo. Patrizia sapeva dosare magistralmente
gli stimoli per tenermi in eterno col cazzo durissimo e sull'orlo
dell'orgasmo, e nel frattempo riusciva a procurarsi per lei
tutto il godimento che voleva. Si divertiva a tenermi in sospeso
finche' quasi la imploravo di farmi venire.
Eravamo proprio in un momento di questi, quando se ne usci'
dicendo "Lo sai che mi sono sentita con Piero al telefono?"
Studiava attentamente le mie reazioni, mentre continuava a roteare
il bacino regalandomi un massaggio delizioso con la figa.
Non era la prima volta che Piero veniva chiamato in causa, in
quelle stanze. Capitava spesso che Patrizia rievocasse le sue
esperienze estive, a volte su mia precisa richiesta. Venivo
cosi' a conoscenza di nuovi ed inediti particolari. Ogni volta,
a risentire le sue peripezie erotiche, mi eccitavo come un maiale,
cosi' come si eccitava lei a ricordarle. Ne venivano fuori dei
momenti caldissimi. Non era difficile capire che era ancora
molto attratta da Piero. Tra l'altro lei lo confessava candidamente.
Mi diceva sempre che le sarebbe piaciuto tantissimo farsi scopare
da lui, e riusciva sempre a strapparmi la promessa che se fosse
capitata l'occasione non mi sarei opposto.
Continuo' a parlare.
"Finalmente l'ho convinto. Verra' a trovarci, la settimana
prossima. Restera' un paio di giorni a Roma. Sei contento?"
Era abbastanza chiaro quello che avrebbe significato questa
visita. Io non risposi, ma il mio cazzo ebbe un sussulto d'eccitazione.
Patrizia se ne accorse e non riusci' a nascondere un sorriso
mentre continuava a cavalcarmi e a fissarmi negli occhi. Il
suo tono era sempre piu' sensuale e provocante
"Lo sai, Fabio, che io voglio scopare con lui, vero?....
E non solo scopare... voglio fare tutto... voglio fargli tutto
quello che vuole e farmi fare tutto quello che vuole... voglio
chiudermi in una stanza da sola con Piero per un intero pomeriggio
a fare la troia con lui... tu non hai niente in contrario, vero
amore?"
Io non ce la facevo a rispondere. Ero talmente eccitato che
riuscivo solo a gemere rumorosamente. Ero a un millimetro dall'orgasmo.
E Patrizia mi diede il colpo di grazia. Si chino' in avanti,
con la bocca a un centimetro dalla mia, e mi sussurro', continuando
a pomparmelo con la fica, "E poi... il giorno dopo... voglio
fare una cosa in tre... con te e lui insieme... non e' un idea
eccitante?"
Fu un orgasmo di un'intensita' paurosa. Per tutti e due, visto
che anche Patrizia era riuscita, con grandissima abilita', a
manovrare le cose in modo di venire anche lei, in contemporanea.
Cinque minuti dopo, mentre eravamo stesi ancora ansimanti, abbracciati,
Patrizia riprese il discorso.
"Fabio, sei sicuro che non ti scoccia? Non vorrei approfittarmene
troppo a chiederti certe cose in... certi momenti. Sei sicuro
che non ti scoccia se mi faccio scopare da Piero?"
Aveva parlato con voce molto dolce e affettuosa. Le carezzai
i capelli e le risposi.
"Sinceramente un po' mi secca perdere l'esclusiva sulla
tua fighetta. Ma non e' un grosso problema. Ormai lo so che
o Piero ti piace, e so che hai voglia di divertirti con lui.
Dopo quello che e' successo quest'estate non vedo che ragione
avrei a tirare fuori obiezioni. Anzi, sono contento per te."
"Oh Fabio! Ti amo! Ti amo pazzamente!" Mi abbraccio'
e mi bacio' commossa.
Passo' ancora qualche minuto, e mi chiese, stavolta con voce
maliziosetta: "E... l'idea di me che scopo con Piero...
ti eccita?". Nel frattempo aveva fatto scivolare le mani
verso il basso e aveva cominciato a toccarmi.
Provavo le stesse sensazioni dell'estate passata. Quella specie
di farfalla impazzita che si agitava nello stomaco, e quell'incredibile,
inspiegabile, irrazionale arrapamento. Confessai, d'un fiato:
"Si'. Mi eccita."
Patrizia mi sorrise, con lo sguardo che diceva "me l'aspettavo"
e si chino' con la testa verso il mio cazzo. Cominciando a darmi
succhiatine e leccatine disse "E allora pensaci... fai
mente locale... immaginati la scena.... lui che mi monta sopra...
il suo cazzo enorme e durissimo... la mia passera aperta e bagnata
che lo aspetta... lui che entra ... che si fa strada dentro
di me... sempre piu' in fondo... che mi allarga... mi apre...
che pompa su e giu' selvaggiamente... per ore e ore... facendomi
impazzire di piacere... e che alla fine mi schizza dentro...".
Il lavoro della sua bocca, sia nel darmi piacere, sia nell'evocare
quegli scenari, fece presto effetto. Nel giro di qualche minuto
avevo il cazzo di nuovo in splendida erezione, e Patrizia lo
stava ammirando soddisfatta.
"Sono proprio contenta che tu non faccia storie per Piero.
Voglio darti un premio. Ti va di incularmi, amore? Credo proprio
che te lo meriti..."
Naturalmente non avevo niente da obiettare. Ma non era poi un
regalo cosi' speciale. Da quando era tornata dalla vacanza Patrizia
mi aveva concesso il culo con una certa regolarita', e tanto
lei quanto io avevamo acquisito l'esperienza necessaria per
trarne il massimo del piacere. Ho l'impressione che Patrizia
fosse convinta dell'opportunita' di mantenere il suo buchino
in costante allenamento. Non faceva mai passare troppe settimane
tra una visita e l'altra al suo culetto. E io sono sempre stato
ben lieto di darle tutto "l'allenamento" che desiderava.
La stavo inculando di gran carriera. Lei era stesa a pancia
sotto, gambe spalancate, con un cuscino che la teneva appena
sollevata all'altezza del bacino, in modo da rendere il suo
buco piu' accessibile. Si stava visibilmente godendo l'inculata.
Ad un certo punto mi appoggiai su di lei con tutto il peso del
corpo, rallentendo ma non interrompendo il ritmo dei miei colpi.
Avvicinai la mia bocca al suo orecchio sinistro, e le sussurrai,
con un pizzico di ironia. "Amore, io sto apprezzando con
gusto il tuo premio. Il tuo culetto e' sempre un sogno. Ma e'
sicuro che tu non voglia in realta' preparare il tuo delizioso
buchino a ricevere come si deve un ospite la settimana prossima?".
Gemette di piacere al pensiero. "E' vero... mmmhhh... non
ci avevo pensato... e allora datti da fare amore mio... allargami
per bene... rendi il mio culetto accogliente... che forse presto
avro' un ospite... un ospite importante... un ospite molto molto
grosso...". Non mi feci pregare.
***
Quando il martedi' mattina successivo Piero usci' dagli arrivi
nazionali di Fiumicino, lo riconobbi subito, prima ancora che
Patrizia lo chiamasse con entusiasmo. Era un gran bel ragazzo.
Non so perche', ma la cosa mi rallegro'. Forse ci sarei rimasto
male se Patrizia avesse dedicato tutte quelle attenzioni ad
un ragazzo qualunque. La cosa che mi colpi' di piu' furono i
suoi occhioni azzurri e l'espressione tranquilla ed innocente,
una via di mezzo fra Kim Rossi Stuart e Niccolo' Fabi.
Abbraccio' Patrizia, che gli era corsa incontro, sorridendo
e baciandola su entrambe le guance. Poi si rivolse verso me,
che nell'imbarazzo del momento, mi ero limitato a porgergli
la mano. "Fabio!" disse entusiasta "Finalmente
ti conosco di persona!". Ignoro' la mia mano tesa e mi
abbraccio' commosso, baciando anche me su entrambe le guancie.
Come un caro amico, un fratello, che si rivede dopo tanto tempo.
Rimasi annichilito da tanta dimostrazione di affetto. Ma la
cosa che piu' mi lascio' sorpreso e che non trovai traccia,
nel suo sguardo o nei suoi modi nei miei confronti, di qualsiasi
messaggio tra le righe del tipo "Amico, mi sono gia' goduto
la tua ragazza questa estate e ora sono venuto a scoparmela
alla grande". Non so se io stesso al posto suo mi sarei
trattenuto.
Lo accompagnammo insieme al suo albergo, il Forte Agip sull'Aurelia,
appena dentro l'Anulare, e fissammo l'appuntamento per le due
e mezza del pomeriggio. Saremmo andati a prenderlo insieme,
io e Patrizia, e poi io li avrei accompagnati entrambi a scopare,
salvo tornare a prenderli alle otto. Poi tutti e tre a cena
fuori insieme. Bel programmino.
Un programmino che mi ero organizzato per condire con un paio
di piccole sorprese. Ammetto che fu infantile da parte mia,
ma non tolleravo di subire passivamente il programma stabilito
da loro due. Volevo in qualche modo esserne partecipe. Era lo
stesso istinto che mi mosse l'estate prima, quando Patrizia
mi telefono' per annunciarmi la sua prima infedelta' e io insistetti
per parlare con Piero e dargli dei consigli.
La prima sorpresina fu la Mercedes. La Mercedes bianca fiammante
di cui mio padre e' follemente geloso. E' la macchina dell'azienda
e lui la usa solo per rappresentanza. Ma tra me e mio padre
c'e' un bellissimo rapporto basato sulla stima e la fiducia
reciproca. Se io gli chiedo la Mercedes in prestito, lui me
la da. E' pacifico. Non sta li' a chiedermi, ma perche'? A che
ti serve? ("Devo accompagnare Patrizia a scopare con un
altro..." sai che scena?). No. Lui ha fiducia in me. Se
gliel'ho chiesta, vuol dire che mi serve. E lui me la presta.
Punto.
Ero talmente sicuro di questo, che nemmeno gliel'ho chiesta.
Perche' fargli perdere tempo, con tutto quello che ha da fare,
pover'uomo? Ho preso le seconde chiavi, quelle che lui tiene
nascoste nel secondo cassetto del comodino, insieme ai calzini.
E sono andato cosi' a prendere Patrizia in Mercedes.
Che senso aveva tutto cio'? Non lo so spiegare. Mi sembrava
piu' dignitoso da parte mia. Volevo dimostrare che... boh, non
lo so. Volevo dimostrare qualcosa. Non riesco a esprimerlo meglio.
Quel pomeriggio il cielo era carico di nuvole nere e pioveva
a dirotto. Patrizia entro' nella Mercedes chiudendo l'ombrellino
con un gesto aggraziato. "Ehi, Fabio, che lusso!"
La Mercedes aveva fatto colpo. Ma nemmeno un centesimo di quanto
mi stava facendo colpo lei. Era bellissima. Dolorosamente bellissima,
date le circostanze. Sotto l'impermeabile lucido nero indossava
un vestito rosso bordeaux appena sopra il ginocchio. Portava
delle calze velate nere. Era truccata divinamente e sfoggiava
due eleganti orecchini sotto i capelli raccolti. Una collana
di perle le adornava il collo perfetto.
Ero rimasto incantato. Patrizia se ne accorse e mi sorrise.
"Come mi trovi? Pensi che piacero' a Piero? Pensi che avra'
voglia di scopare con me?"
Non attese la mia risposta. Disse "Guarda qua..."
e comincio' a far scorrere l'orlo del vestito sulle cosce. Portava
il reggicalze. Mio dio, mi girava la testa. "Che te ne
pare, Fabio? Mi trovi abbastanza sexy?". Non trovavo le
parole. Lei continuava a scoprirsi. Notai che i ganci del reggicalze
passavano sotto le mutandine. Si era sistemata in modo da potersele
togliere rapidamente e rimanere a farsi scopare in calze e reggicalze.
Questa sola idea mi faceva mancare il fiato. La sua fighetta...
la vedevo in trasparenza sotto le mutandine. Si vedevano le
labbra sporgere tra i peli e c'era un lieve alone di umidita'
sulla stoffa.
"Sei... eccitata?" Riuscii a chiederle con la voce
strozzata.
"Molto eccitata... si vede? Questa situazione e' estremamente
arrapante... il mio ragazzo che mi accompagna in Mercedes a
scopare con un altro... per tutto il pomeriggio... Fabio, non
vedo l'ora. Ti giuro, non vedo l'ora..."
Mentre lei si risistemava il vestito, io, d'impulso, aprii il
finestrino e tirai fuori la testa, col viso verso l'alto, sotto
la pioggia battente. Quando la rimisi dentro, completamente
fradicia, Patrizia mi sorrideva ironica. "E' bello sapere
di fare un certo effetto al proprio ragazzo..."
"Mi fai impazzire..."
"...E il trucco come ti sembra? Sto bene?"
"Sei perfetta... forse hai appena esagerato col rossetto..."
Fece un risolino. "E' vero! E' un'idea che ho avuto all'ultimo
momento... Sai che ho pensato? E' la prima cosa che voglio fare
a Piero appena siamo soli. Mi inginocchio, glielo tiro fuori
e gli do' un tenero bacio sul cazzo. Voglio lasciargli l'impronta
delle mie labbra."
Mi sentivo svenire. "...e poi?"
"....mmmh... mi metto a leccarlo e a succhiarlo. Voglio
fargli subito capire che intenzioni ho. Voglio che capisca subito
che io sono li' per essere la sua troia, e voglio che lui mi
consideri la sua troia. Dio... non vedo l'ora... Dai Fabio,
andiamo. Metti in moto. Non possiamo restare tutto il pomeriggio
qui."
Misi in moto e partii, con le mani che mi tremavano e la testa
che mi girava. Patrizia continuava a parlare.
"Sai, Fabio? Sono giunta alla conclusione che una donna
non potra' mai essere completamente troia con il proprio uomo.
Puo' farlo solo con un amante..."
"Bella sfiga..." commentai con un filo di voce.
"Perche' mai? Anche tu potrai avere delle donne per le
quali sei un amante. Mica ti faccio problemi. Il mondo e' pieno
di donne pronte a fare follie per te, ne sono certa".
Sicuro. Pieno di grandi bellissime gnocche pronte a fare le
troie per me. Ma di Patrizia, cazzo, ce n'e' una sola.
Mormorai un bestemmione rabbioso. Il cielo mi rispose con violento
tuono. Io mormorai un altro bestemmione. Se credeva di spaventarmi
cosi'...
Contuinuai a parlare con Patrizia. "E... dopo che glielo
succhi...?"
"Mah... non lo so. Non ho preparato una scaletta dettagliata.
Quello che viene, viene. Dipende anche da quello che vuole fare
lui."
"Hai intenzione di dargli anche... il culetto?"
Le si accesero gli occhi. "Perche' no? L'estate scorsa
al mare e' stato meraviglioso farmi inculare da Piero... ancora
mi bagno se ci ripenso... e comunque mi sono attrezzata per
ogni evenienza...". Armeggio' dentro la borsetta e ne trasse
il tubetto di cremina lubrificante, mostrandomelo orgogliosa.
Non era il caso di approfondire oltre.
Piero ci aspettava davanti al suo hotel. Non sembro' particolarmente
impressionato dal macchinone, evidentemente era abituato alle
auto di lusso. Si sedette sul sedile dietro, allegro e cordiale
come al solito, e sparo' un commento sul tempo. "Come piove!
Non e' certo la giornata ideale per andarsene in giro...".
"Per niente." Risposi. "In giornate come queste
e' meglio andarsi a chiudere da qualche parte al coperto..."
"E' proprio quello che stiamo per fare io e Piero..."
La mia era la tipica risposta luogo comune. Tipo "non ci
sono piu' le mezze stagioni...". Patrizia mi aveva riportato
brutalmente al presente.
Proseguimmo il viaggio in silenzio. Finche' Patrizia mi chiese.
"Ehi Fabio, ma sei sicuro che questa e' la strada giusta?"
"Fidati di me, tesoro..."
Non era per niente convinta. Mi guardava con malcelato sospetto
mentre guidavo. Piero intanto osservava incuriosito dai finestrini
le strade di una citta' che non conosceva.
"Fabio, qui siamo all'EUR, la Casina e' dall'alt..."
"Patrizia, ti prego. Ho detto: fidati"
Era sempre piu' sospettosa, stava veramente cominciando a pensare
che avevo cambiato idea e le avrei fatto saltare il suo pomeriggio
di sesso con Piero. Quando mi fermai al parcheggio di fronte
all'entrata dello Sheraton Hotel, Patrizia sbotto'. "Allora,
Fabio. Cosa stai combinando?".
Era in arrivo la seconda sorpresina.
Tirai fuori una specie di piccolo depliant. Al suo interno,
in una tasca ricavata nel cartoncino, c'era un oggetto a meta'
tra una carta di credito e una scheda telefonica. Era una delle
chiavi magnetiche con le quali la maggior parte degli alberghi
di lusso ha sostituito le vecchie chiavi metalliche. La consegnai
a Piero.
"Stanza 311. Terzo piano. E buon divertimento." Sorridevo
mentre loro due mi guardavano increduli. Era il mio momento.
Concessi qualche ulteriore spiegazione.
"Mi sono permesso di prendervi una stanza. Cerca di capire,
Piero, ho proprio pensato che una ragazza della classe di Patrizia
meritasse uno scenario piu' adeguato di uno squallido albergo
per coppie, per la prima volta che si fa scopare da un altro.
Non sei d'accordo?"
L'imperturbabile Piero era allibito. Riusci' appena ad annuire.
Continuai. "Naturalmente ho gia' provveduto a saldare il
conto. Non c'e' neanche bisogno che passiate a restituire la
chiave. Sono usa e getta... Beh, che aspettate? Andate a divertirvi.
Ci vediamo qui alle otto."
Patrizia mi guardava commossa. "Fabio..." mormoro',
incapace di continuare. Piero invece disse "Fabio, sei
un mito! Hai veramente classe!"
Mi salutarono con calore e scesero dalla macchina, stretti sotto
l'ombrellino di Patrizia. Prima di scomparire dalla vista, Patrizia
si giro' di nuovo verso di me, mi sorrise affettuosa e mi mando'
un bacio con la mano. Mi amava. E io l'amavo. Questo era importante.
Quel pomeriggio se la sarebbe scopata Piero. 'Sti cazzi! Io
me l'ero gia' scopata tante altre volte e avrei continuato a
farlo per tutta la vita. "Divertiti, Patrizia, amore mio!",
mormorai tra me mentre loro, abbracciati teneramente, entravano
nell'hotel.
Quello scherzo dello Sheraton mi era costato svariati bigliettoni.
Attraverso il cugino di un mio amico, che lavorava allo Sheraton,
ero riuscito ad accroccare tutto, dicendo che volevo fare una
sorpresa alla mia ragazza (lasciando intendere, ovviamente,
che sarei stato io a scoparmela nell'ambiente di lusso). Pare
che non fossi il primo ad avere un'idea del genere, e che il
personale riusciva a sistemare la cosa di nascosto dai capi
ad un prezzo abbordabile, a patto di lasciare la stanza per
le otto. Per fortuna, quel tizio non era di turno dopo pranzo,
e nessuno sarebbe riuscito a ricostruire il fatto che in camera
con Patrizia non ci sarei stato io, bensi' Piero.
Passai un tremendo pomeriggio. Le otto non arrivavano mai. La
soddisfazione per averli sorpresi con lo Sheraton si rivelo'
abbastanza fatua. Appena dieci minuti dopo, infatti, mi sembro'
una cosa ridicola e inutilmente dispendiosa, mentre cominciarono
a volarmi nella mente immagini di quello che Patrizia e Piero
probabilmente stavano facendo in quel momento, sul letto di
quella camera lussuosa che tanto generosamente io stesso avevo
loro offerto. Il vecchio amico pipistrello, che avevo conosciuto
l'estate precedente, torno ad agitarsi nel mio stomaco. E il
cazzo, ogni volta che pensavo loro due, era dritto o duro.
Vagai senza meta sotto la pioggia, bruciando mezzo serbatoio
della Mercedes. Verso le sette smise di piovere e il vento giro'
a tramontana, sgombrando il cielo dalle nubi. Alle sette e mezza
ero al parcheggio dello Sheraton, ad aspettarli.
Alle otto uscirono puntualmente dall'albergo. Patrizia aveva
un sorriso radioso e soddisfatto. Piero era altrettanto sorridente,
ma sembrava un po' provato e barcollante.
Mi salutarono entrambi con calore appena salirono in macchina,
Patrizia a fianco a me e Piero di dietro. Cercai di rompere
subito l'imbarazzo, forse piu' il mio che il loro.
"Cosa mi dite? Come era la stanza?"
"Era perfetta, Fabio" rispose Piero.
"C'era anche un bel televisore" aggiunse Patrizia
"ma sinceramente non ne abbiamo avuto bisogno..."
"Vi siete divertiti, allora..."
"Tantissimo" rispose Patrizia con un sospiro, e aggiunse
miagolando "Piero e' stato eccezionale... veramente super...".
Non lo mettevo in dubbio. Ma era evidente che Patrizia stava
calcando i toni per provocarmi.
"E Patrizia come e' stata?" chiesi a Piero.
Piero mi strizzo' vistosamente l'occhio dallo specchietto e
poi rispose, serio "Beh... insomma...". Quella titubanza
fece spalancare gli occhi a Patrizia per la sorpresa. Io stetti
al gioco.
"Non e' questo granche' vero?..."
"Che dirti, Fabio..." Piero simulava divinamente un
certo imbarazzo "non e' neanche cosi' malvagia... si vede
che fa del suo meglio... pero' alla fine... stringi stringi..."
"Non sai quanto mi dispiace... ma ti capisco benissimo...
sai, e' la mia ragazza, io le voglio bene, e me la tengo cosi'...
pero'..."
"Per te e' un altro discorso. Tu te la ritrovi sotto casa.
Ma io ci sono venuto da Milano... l'aereo, l'albergo...."
"Non ne e' valsa la pena, vero Piero?"
"Insomma... ma dimmi Fabio, non e' che hai sottomano un
paio di tipe come si deve? Magari dopo cena accompagnamo lei
a casa e ci andiamo a divertire un po'..."
"Chissa'?... Qualche numero di telefono interessante devo
ancora avercelo da qualche parte..."
Eravamo riusciti a restare perfettamente seri per tutto il dialogo.
Patrizia non riusciva a spiccicare parola e continuava a girare
la testa di scatto da me a Piero e viceversa, sempre piu' incredula
ad ogni parola che ascoltava.
Alla fine sillabo' gelida "Fatemi subito scendere da questa
macchina."
Io e Piero scoppiammo a ridere all'unisono. Patrizia incalzo'
"Siete due vermi. Non vi voglio piu' vedere. Non voglio
piu' sapere nemmeno che voi due esistete. Andate a fare in culo."
"Ma dai, Patrizia... era chiaro che stavamo scherzando..."
"Vi odio. Scomparite per sempre dalla mia vita."
Ci volle tutto il tragitto fino al ristorante per placarla.
Io e Piero passammo quei minuti a farle i complimenti piu' adulatori
che una donna abbia ricevuto dai tempi della dea Venere. Ogni
parte del suo corpo fu debitamente incensata, dall'unghia del
mignolo del piede alla punta dell'ultimo capello. Il suo fascino,
il suo sex appeal e le sue abilita' sessuali ricevettero un
panegirico immortale. Lei ci ascoltava indifferente continuando
a dimostrarci sommo disprezzo.
Quando arrivammo al ristorante, ci interruppe secca. "Ora
piantatela. Andiamo a mangiare. Ho fame." E, senza riuscire
a trattenere un sorrisino, aggiunse "...E non vi azzardate
a farlo piu'. Sono stata chiara?" Io e Piero la rassicurammo
e lei, alfine, ci perdono'. "Che scemi..." sussurro'
ridacchiando.
Avevamo prenotato da Checchino a Testaccio. La scelta, basata
su mia proposta, era dovuta a due considerazioni. La prima era
che giustamente volevamo fare assaggiare a Piero qualche piatto
della cucina tradizionale romana. E, secondo me, e' difficile
trovare di meglio quanto a questo. La seconda invece derivava
dal fatto che era Piero a offrire la cena (e ci mancava pure...).
Capite, da Checchino si mangia una favola, ma al momento del
conto arrivano delle mazzate notevoli.
Per buona parte della serata la conversazione fu incentrata
sull'eterna querelle sugli "Spaghetti alla Gricia",
che da sempre divide me e Patrizia. Io infatti sostengo, con
pacatezza e ragionevalezza, che trattasi di una Carbonara senza
uovo. Patrizia invece, con il puntiglio e lo spirito di contraddizione
che tutti ben conosciamo, propugna inspiegabilmente la tesi
insensata per cui trattasi di una Amatriciana senza pomodoro.
Piero si divertiva da matti a vederci discutere, anche se non
capiva il senso della discussione. Non lo capivo nemmeno io,
a dire la verita'. Comunque gli Spaghetti alla Gricia erano
come sempre la fine del mondo.
Verso la fine della cena, mentre "amazzavamo" il caffe'
con l'amaro "Roma" (squisito, ormai praticamente introvabile),
fu Piero a portare un nuovo argomento di discussione. Porto'
una mano in tasca e ne estrasse una bustina contenente alcune
foto. Le porse a Patrizia. "Vedi se ti ricordano qualcosa..."
Patrizia le afferro' incuriosita e comincio' a sfogliarle. Saranno
state cinque o sei. Si interruppe subito. Arrossi' e mormoro'
un "Oohhh!" a meta' tra l'imbarazzo e la sorpresa.
Studio' le foto con gli occhi spalancati e le restitui' in silenzio
a Piero. Ero incuriosito. Tesi la mano verso Piero e lui mi
porse le foto. Patrizia sembrava preoccupata.
Osservai la prima foto. Una ragazza nuda, carponi su un letto,
inquadrata da dietro, che con le mani si allargava le chiappe,
esponendo oscenamente i suoi buchi. Un bel culo. Lo conoscevo
bene quel culo. Era il culo di Patrizia.
Mi ricordai vagamente che Patrizia mi aveva raccontato di quella
famosa notte dell'estate scorsa, quella in cui ebbe rapporti
di vario tipo con tre amici di Piero prima di offrire il suo
culetto semi-vergine alla penetrazione del suo grosso cazzo.
Aveva accennato al fatto che in quell'occasione Piero aveva
scattato alcune fotografie. Erano quelle che avevo in mano.
Nel momento immortalato, Patrizia stava offrendosi. Le sue mani,
che divaricavano le chiappe, sembrava dicessero "Piero,
inculami."
Avevo piu' volte immaginato, anche eccitandomi, quello che successe
quella sera in quella stanza d'albergo. Ma in qualche modo,
nella mia mente, era rimasta una cosa cosi', quasi una fantasia.
La prova visiva, l'evidenza, la concretezza reale di quel letto,
di quelle mura, di quella stanza, mi colpi' come un pugno allo
stomaco.
La seconda foto inquadrava Patrizia piu' da vicino. La terza
era un primo piano dei suoi buchi. Si vedeva benissimo la fighetta.
Era schiusa, bagnata. Eccitata. Stava offrendo il culo a Piero
ed era eccitata come una cagna in calore.
Ma furono le tre foto successive a torcermi veramente le budella.
Quelle, ormai lo ricordavo, prese dopo. Dopo che era stata lungamente
inculata da Piero, e poi anche dal suo amico Giorgio. La quarta
era la corrispondente della prima, versione "dopo la cura".
Il letto era sfatto. I capelli di Patrizia (il viso era nascosto)
in disordine. In un angolo della foto si vedeva la coscia pelosa
di un uomo, Giorgio presumo, seduto sul letto. Irrazionalmente,
fu il particolare che mi diede piu' fastidio. Quel tizio che
se ne stava la', tranquillamente seduto, dopo essersi svuotato
le palle nel culo della mia Patrizia (e poco prima quella stessa
sera aveva fatto lo stesso nella sua bocca), mi dava una rabbia
incontrollabile.
Le altre due foto erano uno zoom sul buco martoriato di Patrizia.
Soprattutto l'ultima era da infarto. Non era la prima volta
che vedevo il buco del culo di Patrizia dopo una ricca inculata.
Ma ero sempre stato io a provocare quello stato e ne ero sempre
stato perversamente orgoglioso. Stavolta no. Stavolta non erano
mie le tracce di sperma perlaceo che si intravedevano in fondo
all'orifizio, cosi' slargato che dava l'impressione di poter
accogliere una moneta da cento lire, di piatto, senza alcun
problema.
E, sotto, la fica. Sapevo che, mentre Giorgio la sodomizzava,
Piero gliela aveva leccata fino a portarla all'orgasmo. Anche
la fica era aperta, bagnata, esposta. Nessuno avrebbe creduto
che si trattasse di una figa vergine. Sembrava il figone slabbrato
di una troia navigata. Il pipistrello nello stomaco si agitava
di gran lena.
Alzai gli occhi e fissai Patrizia. Lei abbasso' lo sguardo e
arrossi' di imbarazzo e di pudore. Pochissime volte le avevo
visto quell'espressione. Restituii le foto a Piero e bevvi una
lunga sorsata di amaro.
"Roba forte, eh?" disse Piero. "Vi confesso che
mi sono masturbato decine di volte con queste foto"
"Eppure" risposi fingendo noncuranza "probabilmente
hai assistito allo stesso spettacolo appena qualche ora fa..."
Piero e Patrizia si guardarono istintivamente, con complicita'.
Se avevo qualche dubbio, ormai era fugato. Quel pomeriggio Piero
l'aveva anche inculata. Me l'aspettavo, ma il pipistrello ebbe
comunque un sussulto.
"Chi altro ha visto quelle foto, Piero?" indago' Patrizia.
"Praticamente nessuno... le ho mostrate a Giorgio, ma tanto
lui era presente... e poi le ho fatte vedere a Luigi e a Luca.
Non volevano credere a quello che era successo. Quando hanno
saputo che eri disposta a farti inculare anche da loro, ma che
erano cosi' sbronzi da non reggersi in piedi, sono impazziti.
Volevano tornare indietro."
"Dici davvero?" Patrizia era lusingata. L'imbarazzo
stava rapidamente svanendo.
"Come no. A proposito! Ti porto i saluti di tutti e tre.
I saluti e un invito. Giorgio ha una casetta in montagna, verso
il Tonale. Vogliono sapere che ne diresti di venire a passare
un weekend con noi quattro..."
A Patrizia brillarono gli occhi. L'idea di passare quarantotto
ore a farsi scopare e chissa' che altro da quei quattro non
le dispiaceva per niente. Rispose "Mah... non so... potrebbe
essere complicato da organizzare" e guardava me con la
coda dell'occhio.
"Per nulla" sostenne Piero. Si rivolse a me. "Col
treno o con la macchina potete essere a Milano in tarda mattinata.
Poi noi partiamo. Per domenica pomeriggio ti riporto Patrizia
e la sera siete di nuovo a casa. Che ne dici, Fabio?"
"E io, che cazzo resto a fare due giorni a Milano?"
chiesi, un po' irritato.
"Resti con la mia ragazza Vanessa. Anche lei ha un appartamentino
sul lago di Como. Gli ho parlato di te gia' dopo questa estate.
E anche prima, al telefono. Si e' messa in testa che ti si vuole
fare a tutti i costi. Non e' tipa da cambiare idea facilmente.
E' una gran figa sai?" e tiro' fuori dal portafogli una
foto. Una bionda mozzafiato che prendeva il sole in topless.
Anche il pezzo sotto del costume era cosi' succinto che... come
se non ci fosse. Sugli occhi portava un paio di rayban scuri
che le davano un aria vagamente snob.
Quella bionda mi si voleva scopare a tutti i costi. Cazzo! Non
era un pensiero che mi rattristava. All'idea di Patrizia per
un intero week-end nelle mani dei quattro bonazzi milanesi il
pipistrello continuava a svolazzarmi nello stomaco. Ma anche
un altro volatile, appena un palmo piu' sotto, stava maestosamente
decollando.
"Allora? Che ne pensi?" volle sapere Patrizia.
"Mica e' cosi' giusto, pero'... tu quattro maschioni, io
una ragazza sola..."
"Dammi retta, Fabio" intervenne Piero. "Vanessa
da sola in un weeekend e' in grado di ridurti una larva. Lo
dico per esperienza. Se insisti, Vanessa e' in grado anche di
coinvolgere in un attimo due o tre amiche. Ma te lo sconsiglio
vivamente. Conosco le sue amiche... tutte grandi fighe, per
carita'... ma quando sono insieme e hanno un maschietto per
le mani si divertono a ricorrere a dei giochini particolari...
non sempre piacevoli, se uno non ci e' abituato... Credimi,
Vanessa basta e avanza..."
Patrizia attendeva il mio responso. La guardai serio. "Vuoi
veramente tornare a farti ridurre in quello stato?" e accennai
alla bustina con le foto che giaceva sul tavolo.
"Anche peggio, se e' per questo" rispose decisa. "In
fondo li' erano solo in due... e in un buchino solo. Ora sarebbero
in quattro... ed in entrambi i buchi..."
Intervenne Piero. "Potremo fare altre foto. Anzi, posso
portare il camcorder. In un weekend giriamo tre o quattro videocassette
senza alcun problema..."
"Stupendo!" Patrizia era entusiasta. "Poi ce
le rivediamo insieme! Non e' eccitante, Fabio? Scommetto che
moriresti di libidine a vedermi all'opera con tre ragazzi contemporaneamente."
"Quattro..." la corressi distrattamente.
"Tre!" Insistette puntigliosa "uno deve tenere
la telecamera..."
Mi arresi. "E va bene. Ci sto. Verremo a scoparci tutta
la cazzo di Padania!" Piero e Patrizia accolsero la mia
uscita con un sorriso.
Finita la cena, portammo Piero a fare una passeggiata per il
centro storico. Fontana di Trevi, il Corso, il Pantheon, sosta
obbligatoria per il caffe' al Sant'Eustachio, piazza Navona.
Malgrado il freddo polare, la tagliente tramontana e le strade
ancora bagnate della pioggia del pomeriggio, c'era parecchia
gente che circolava, passando da un locale all'altro.
Notai con piacere che Piero era colpito dalle bellezze e dalla
atmosfera della Roma by night. Sentii un impeto d'orgoglio per
la mia citta'.
Durante tutta la passeggiata, Patrizia resto' al mio fianco,
sottobraccio. Si comporto' spontaneamente come ci si aspetta
che si comporti la ragazza di qualcuno, sempre vicina, affettuosa,
tutte quelle piccole cose, insomma. Non so se lo fece apposta
per rassicurarmi o se fu spontaneo da parte sua, ma in entrambi
i casi la cosa mi fece molto piacere. Ne' mi sembro' che Piero
fosse particolarmente infastidito dal fatto di apparire, per
qualsiasi osservatore esterno, il reggimoccolo della situazione.
Presto il freddo ci indusse a interromper la passeggiata a piedi.
Ripiegammo cosi' su un tour in auto. Feci tappa prima sul Gianicolo,
poi salimmo verso Monte Mario, sulla famosa terrazza dello "Zodiaco"
dove parcheggiammo e scendemmo tutti e tre ad ammirare dall'alto
le luci di Roma in quella fredda e umida, ma limpida, serata
primaverile. Il vento di tramontana ci scompigliava i capelli.
Mentre Piero ammirava rapito il panorama, Patrizia mi si affianco'
e mi chiese sottovoce: "Quanto ci vuole da qui all'albergo
di Piero?"
"Una decina di minuti..." risposi.
"Puoi fare un giro piu' largo e metterci una mezzoretta?"
"Certo... ma perche'?"
"Voglio mettermi dietro con lui" rispose. Come se
questo spiegasse tutto.
Quando tornammo al parcheggio e montammo in macchina Piero fu
sorpreso di trovarsi Patrizia al fianco sul sedile posteriore.
Ma non sembro' dispiaciuto.
Non avevo ancora messo in moto e gia' potevo vederli, dallo
specchietto, che stavano pomiciando appassionatamente lingua
in bocca. Patrizia sembrava scatenata. Si intuiva che stavano
entrambi dandosi da fare con le mani, ma non riuscivo a vedere
i dettagli. Non era difficile immaginare.
Qualcuno ci guardo' incuriosito. Che avete da guardare? Non
avete mai visto due che pomiciano in macchina? E io... io sono
l'autista... sono un tassista... che volete? E poi, fatevi un
po' i cazzi vostri, ogni tanto.
Appena fuori dal parcheggio, i piani di Patrizia furono piu'
chiari. Armeggio' con la cinta e la chiusura dei pantaloni di
Piero. Poi si chino' e la sua testa spari' dalla mia visuale
attraverso lo specchietto. Un attimo dopo sentii la sua voce
mormorare sospirando "Vai piano, Fabio... non c'e' fretta...
non c'e' nessuna fretta...".
Incrociai dallo specchietto lo sguardo di Piero. Gli strizzai
un occhio. Lui mi rispose strizzando il suo. Poi li chiuse entrambi,
concentrandosi sui numeri che la bocca di Patrizia stava eseguendo
sul suo cazzo.
Non ero cosi' indifferente come volevo sembrare. Mi sconvolgeva
l'idea che a un metro da me Patrizia si stesse sbocchinando
giuliva il cazzo di Piero. Anche con molto gusto, almeno a sentire
l'ormai familiare sinfonia di mugolii, sospiri e risucchi che
arrivava da dietro. Non cedetti mai all'istinto di girarmi a
guardare, ma ogni tanto sbirciavo dallo specchietto. Non che
riuscissi a vedere qualcosa. Saltuariamente apparivano i capelli
neri della nuca di Patrizia. Calcolai che Piero doveva effettivamente
avercelo bello lungo, se Patrizia, con la testa all'altezza
del torace di lui, Riusciva ancora con la bocca le labbra e
la lingua ad essere a contatto con la sua cappella, come i rumorini
di sottofondo testimoniavano incontrovertibilmente. Poi la nuca
di Patrizia spariva decisa verso il basso e io sapevo che in
quei momenti la mia ragazza aveva la bocca piena di cazzo. Del
cazzo di un altro. Del cazzo di Piero.
Decisi di fare un giro lunghissimo, uscendo da Roma dalla Flaminia
e percorrendo in senso antiorario un quarto d'Anulare per rientrare
dall'Aurelia. Questo tragitto si conciliava perfettamente con
i tempi che mi aveva richiesto Patrizia e con l'esigenza di
ridurre al minimo il rischio che Patrizia potesse avere spettatori
indesiderati al suo show da qualche altra macchina che si fosse
affiancata in una strada trafficata o ad un semaforo.
Quel pompino sembrava durare un eternita'. Capivo che avrebbe
richiesto tempo portare Piero all'ennesimo orgasmo della giornata.
I minuti passavano lentamente e mentre maturava il piacere di
Piero, anche Patrizia sembrava metterci sempre maggiore entusiasmo.
Complice anche la mano di Piero. Non potevo esserne certo, ma
la posizione della spalla si intuiva che Piero la stava toccando
da dietro. E Patrizia sembrava gradire.
Non ce la facevo piu'. Dovevo distrarmi, pensare a qualcos'altro.
Gli spaghetti alla Gricia. Forse Patrizia non aveva tutti i
torti. La chiave del suo ragionamento era il guanciale. Nella
Gricia e nella Amatriciana va il guanciale. Nella Carbonara
va la pancetta. Ma dove sta scritto? Chi mi impedisce di fare
una Carbonara con il guanciale? Ed era vero che l'Amatriciana
originale non prevedesse il pomodoro? Cosi' i conti tornerebbero.
Ma come si colloca in tutto questo discorso il parere di alcuni
eretici che sostengono che le origini del piatto risalgano non
ad Amatrice, nel reatino, ma a Matrice, nel frusinate, e che
la dizione corretta sia appunto Matriciana, come riportano alcuni
vecchi menu'? Certo che gli spaghetti alla Gricia fanno venire
l'acquolina in bocca.
L'acquolina in bocca. Nooo! Perche' avevo pensato questa frase?
Un gorgogliante rumore di risucchio dai sedili posteriori mi
riporto' al presente. Patrizia gemette forte. Era venuta? Forse.
Dio mio. Meno male che eravamo quasi arrivati.
Parcheggiai in un angolo buio vicino all'hotel di Piero. Spensi
il motore. Tutti i rumorini erano estremamente piu' distinti.
Aspettai assolutamente immobile. Avrei voluto girarmi a guardare
e al tempo stesso non me la sentivo. Non mancava molto. Piero
ansimava rumorosamente.
Passarono un paio di lunghissimi minuti e Piero venne con un
gemito liberatorio. Patrizia ingoio' i suoi schizzi con tre
sonori "gulp", poi si stacco' e sorridendo gli bacio'
una guancia, come per complimentarsi. Anche Patrizia aveva il
fiatone. Passarono altri minuti, con me immobile davanti e Piero
e Patrizia che si riprendevano. Poi Piero si richiuse i pantaloni,
ci saluto' cordialmente e, barcollando vistosamente, se ne entro'
nel suo albergo.
Patrizia scese dalla macchina e torno' a sedersi davanti. Mi
guardo' sorridendo. Aveva la faccia... la faccia di una che
ha appena fatto un bocchino. I capelli spettinati, le labbra
gonfie e sbaffate... nella penombra queste caratteristiche sembravano
addirittura amplificate.
"Ce n'era proprio bisogno?" le chiesi. Riuscii a mantenere
un tono distaccato.
"Oh, Fabio! Non ci crederesti quanto e' stato eccitante...
piu' di oggi pomeriggio... tu davanti che guidavi e io che alle
tue spalle lo prendevo in bocca a Piero... non riesco ad immaginare
niente di piu' arrapante. Sono venuta due volte mentre lo succhiavo..."
"Complimenti!"
"La prima volta mi stava massaggiando il clitoride... ma
la seconda non mi stava toccando davanti... mi aveva messo due
dita nel culo... non so se sono state le sue dita, o il suo
cazzo duro nella bocca, o la situazione... forse tutte e tre
le cose insieme... ma e' stato un orgasmo da impazzire..."
Io mi ero arrapato di brutto a sentirla raccontare con tanto
entusiasmo. "E... non te la sentiresti di fare qualcosa
per me, adesso...?"
"Ti prego, Fabio! Non chiedermelo... sono veramente distrutta..."
Non aveva mai funzionato con Patrizia chiederle le cose direttamente.
Non funziono' nemmeno allora, anche se aveva un certo imbarazzo
a dirmi di no. Per questo si invento' un argomento assurdo.
"...e poi ti voglio in perfetta forma per domani!"
"Con Piero questo discorso non contava? Pure lui dovrebbe
partecipare domani, mi sbaglio?"
"Beh, non sei contento? Tanto voi ragazzi alla fine la
mettete sempre sul piano competitivo... puo' darsi che in questo
modo riesci a sparare qualche colpo in piu' di Piero... fai
una figura migliore, no?"
"Lasciamo perdere..."
All'improvviso mi si avvicino'. "Fabio, baciami!"
Era impazzita? Piero le era appena venuto nella bocca! Cercavo
le parole per esprimere educatamente la mia perplessita' ma
lei si fece piu' vicino. "Fabio... amore mio... ti prego...
ho voglia di baciarti...". Che cazzo!
La baciai. Sapevo che aspettarmi. Mi era capitato di baciarla
dopo che aveva spompinato me. Non era cosi' diverso. Un minimo
di fastidio, certo, ma spari' in sottofondo quando mi feci prendere
dalla passione della pomiciata. Ci baciammo a lungo.
"Ora portami a casa, amore. E niente pippe stanotte, mi
raccomando..."
Niente pippe. Promesso. Non sara' facile.
Tutta la notte in zogno me venite
Diteme, Nina mia, perche' lo fate...
Il "sor Alfredo", il proprietario e gestore della
Casina, era un attempato signore verso i sessanta. Portava i
capelli grigiastri lunghi dietro la nuca, abbondantemente unti
di brillantina puzzolente, e sfoggiava due folti baffoni incolti.
Dava un senso di viscido, ma tutto sommato l'avrei trovato simpatico,
se non avesse avuto l'abitudine di chiamarmi "figlio mio".
Figlio tuo? A chi?!!
Quella mattina, mentre Patrizia era a scuola (il giorno prima
aveva marinato, per venire all'aereoporto) e Piero faceva il
turista in giro per Roma, ero andato a prenotare la stanza.
Ci tenevo a bloccare la n7 che era quella un po' piu' ampia,
visto che stavolta avremmo avuto un ospite in piu'.
"Ma certo, figlio mio" mi disse il sor Alfredo con
la voce arrochita dal fumo. "La sette? Vuoi stare comodo,
eh?"
"E' perche' stavolta... ehm... saremo in tre. Non ci sono
problemi, vero, se siamo in tre?"
Mi guardo' incuriosito.
"Due ragazzi e una ragazza...". Chissa' perche' sentii
di dover precisare. Cercai di nascondere l'imbarazzo, ma non
riuscii ad evitare di abbassare lo sguardo.
"Nessun problema!" mi rispose sghignazzando. "Credimi,
figlio mio, qui ne ho viste di tutti i colori! Col lavoro che
faccio... e in ogni caso puoi contare sulla massima discrezione."
Inforco' gli occhiali da presbite e scribacchio' qualcosa su
una specie di quadernone. Poi mi sbircio' da sopra gli occhiali.
"La ragazza... sarebbe la moretta solita?"
Quando si dice la discrezione... ma tanto l'avrebbe vista quel
pomeriggio stesso.
"Si', e' lei" confermai.
Riprese la sua roca sghignazzata. "Eh, eh, eh! Una ragazza
in gamba, quella, figlio mio... eh, eh! Proprio un bel tipetto...
eh, eh! Tienitela stretta! Eh, eh, eh, eh!"
"Mi sembra che sto facendo del mio meglio! Lei non crede?"
risposi, alzando le sopracciglia e allargando le braccia.
"E' vero! E' proprio vero!" Convenne. E riprese a
sghignazzare. Guadagnai l'uscita accompagnato dalla sua risata,
una lenta sequenza di rauchi colpi di tosse.
* * * * *
Patrizia era stesa sul letto nuda e guardava me e Piero come
se volesse spolparci vivi. Aveva il respiro affannato e si stava
lentamente carezzando tra le cosce. Non credo che qualsiasi
altra ragazza, al suo posto, sarebbe apparsa meno famelica.
Costituivamo un notevole spettacolo, io e il mio amico milanese,
anche noi completamente nudi. Lui alto, snello, longilineo,
agile, tendente al biondo, vagamente efebico. Io piu' mediterraneo,
moro, carnagione scura, occhi castani, piu' muscoloso... piu'
"macho", se vogliamo.
Insieme portavamo qualcosa come un mezzo metro di cazzo duro,
dritto, pronto all'uso. Gia'. Il cazzo di Piero. Finalmente
riuscivo a vedere questa meraviglia della natura. Beh, ne fui
tranquillizzato. Un gran cazzo, certo. Ma come dice il famoso
proverbio "Il cazzo del vicino e' sempre meno verde di
come lo si dipinge". Insomma grosso, si', ma umano. La
mia bestiola non sfigurava tanto, al confronto. Un po' si',
ma non tanto.
Patrizia parlo'. La voce estremamente secca e decisa.
"Signori, mettiamo subito le cose in chiaro. Lo scopo per
cui siete qui e' quello di far passare alla sottoscritta il
pomeriggio piu' divertente ed eccitante della sua vita. Nient'altro.
Siete entrambi attrezzati di tutto quello che serve e anche
piu'." Il suo sguardo si poso' sui nostri arnesi eretti
e gli sfuggi' un lieve sospiro. Continuo'.
"Nel far questo sono certa che vi divertirete molto anche
voi. Non avrete di che lamentarvi. Ma saro' io a condurre le
danze. Voi siete al mio servizio e farete tutto quello che vi
ordino. Chiaro? Se uno di voi due non e' d'accordo, lo dica
subito. Vorra' dire che passero' il pomeriggio con l'altro,
e sara' comunque un bel pomeriggio. Allora?"
"Per me va bene!" si affretto' a rispondere Piero,
con entusiasmo. Poi si giro' e mi guardo sorridendo. Anche Patrizia
aspettava la mia risposta.
"Va benissimo!" dissi. Che altro potevo dire?
"Un'altra cosa. Non voglio gelosie. Non ho intenzione di
misurare con il bilancino quello che faccio con l'uno o con
l'altro. Faro' quello che mi pare con chi mi pare. E non voglio
storie. Intesi?"
Di nuovo Piero assenti', e io feci lo stesso. Anche se avevo
il sospetto che sarei stato io a rimetterci da quell'ultimo
discorso. Chissa' perche'...
"Bene!" Patrizia era visibilmente soddisfatta. "Ora
prendetevelo in mano e masturbatevi piano."
Non capivo. Era quello che gia' stavamo facendo. "Intendo
dire l'uno con l'altro!" preciso'.
Come?? Che si era messa in testa? Ma mentre pensavo queste cose
sentii la mano di Piero che scanzava la mia e si impossessava
decisa del mio arnese. Lo guardai. Era tranquillo e sorridente
come sempre. Con un po' di titubanza feci lo stesso. Afferrai
quel grosso cazzo e cominciai lentamente a fare su e' giu',
come stava facendo lui a me. Ma ero goffo e impacciato nei miei
movimenti. Era la prima volta che afferravo un cazzo dal davanti,
ero abituato a lavorare con il mio. Piero invece mi smaneggiava
con molta disinvoltura.
"Ora baciatevi!" Eravamo praticamente uno di fronte
all'altro, di fianco rispetto a Patrizia. Ci scambiammo un rapido
bacio su entrambe le guance. "Non cosi'! In bocca! Con
la lingua!".
Ebbi un moto di ribellione. Mi girai verso Piero, sicuro di
avere il suo appoggio nella protesta. Lui invece mi guardo'
sorridendo, alzando le sopracciglia, come dire "Cosa ci
vuoi fare?". Mi mise una mano dietro la nuca e mi attiro'
verso la sua bocca, vincendo la mia resistenza. Stavo pomiciando
con uomo mentre lo masturbavo e lui masturbava me. Decisi di
stare al gioco. Sentivo un forte imbarazzo. La lingua di Piero
si muoveva ruvida e decisa nella mia bocca, la mia lingua rispondeva
incerta e svogliata. Aveva svariati centimetri di vantaggio,
come statura, e cio' mi costringeva a tenere la testa rivolta
verso l'alto. Questo fatto accentuava il mio disagio. Non ero
abituato a pomiciare "in salita". Nel frattempo il
suo cazzo pulsava tra le mie mani. Si stava eccitando, il maiale.
Sperai che il mio non stesse avendo le stesse reazioni, ma non
mi sentivo di scommetterci su.
"Puo' bastare." Stabili' Patrizia.
"Volevo sincerarmi che non siate troppo schifettosi"
spiego'. "Oggi pomeriggio avrete molte occasioni per venire
a contatto l'uno con l'altro, mentre state con me, e non voglio
che siate bloccati sul piu' bello da stupidi imbarazzi, rischiando
di rovinare il mio piacere. Nessuno dubitera' della vostra virilita'
anche se vi capitera' di sfiorarvi, state tranquilli!"
Poi aggiunse, con la voce un po' roca. "Comunque devo ammettere
che vedervi cosi' e' stato molto eccitante..." e la sua
mano si mosse piu' convulsa tra le sue cosce. "Venite qui
da me, adesso. Basta fare i froci. C'e' una donna vogliosa che
ha bisogno della vostra vicinanza e del vostro calore maschile..."
Ci avvicinammo al letto e ci stendemmo a fianco a Patrizia,
ai due lati. Cominciammo a carezzarla su tutto il corpo mentre
lei baciava lingua in bocca a turno l'uno e l'altro. Le sue
mani si erano impadronite dei nostri cazzi e li stringeva dolcemente.
Ci dedicammo alle sue tette con bocca e lingua. Una per uno
da bravi amici. Patrizia sospirava rumorosamente. La festa stava
decisamente decollando.
Patrizia si giro' di fianco verso di me, lasciandomi l'esclusiva
del suo seno mentre Piero prese a leccarle la schiena. Con perfetta
sincronia scendemmo ai due lati del suo corpo. Ci ritrovammo
puntuali all'appuntamento tra le sue cosce, con le nostre lingue
all'opera. Patrizia aveva alzato un ginocchio per facilitarci
l'accesso. Piero le lappava tutta l'area dalla vagina al culo,
mentre io andavo dal buco al clitoride.
Patrizia era in estasi. Io e Piero collaboravamo in piena armonia.
Spesso le nostre lingue si sfioravano, ma ormai la cosa non
ci infastidiva. Patrizia aveva avuto ragione a costringerci
a quella pomiciata fuori programma. A un certo punto cercammo
addirittura di penetrarla insieme con entrambe le lingue nella
figa, ma non era possibile. Non facevamo altro che sbattere
il mento l'uno contro l'altro, malgrado Patrizia ci incoraggiasse
a tentare, evidentemente eccitata dall'idea.
Alla fine io mi dedicai a spennellarle il clitoride tenendo
la lingua a punta, una tecnica che ogni volta la fa impazzire.
Piero invece la penetrava in profondit con la lingua, muovendo
tutta la testa avanti e indietro. Patrizia gemeva come una pazza.
Continuava a sussurrare "Si'... Si'... Cosi'... Ancora...".
Si era piegata leggermente in avanti, verso di me, per aprire
meglio la strada alla lingua di Piero. Sia lui che io avevamo
tutta la faccia bagnata, mentre dalla coscia destra di Patrizia
colava un rivolo del cocktail delle nostre bave e dei suoi succhi.
Accentuai la pressione e la velocit della mia lingua. Piero
la scopava con la sua utilizzandola come un piccolo cazzo. Patrizia
venne. Venne. Venne. Venne.
Io e Piero ci rialzammo e ci godemmo insieme lo spettacolo di
Patrizia in preda al suo violento orgasmo. Ci scambiammo un
occhiata di reciproco compiacimento. Un ottimo lavoro di squadra.
Attesi che Patrizia smettesse di agitarsi. Quando, ancora ansimante,
spalanco' gli occhi e ci guardo' senza parole, esausta e felice,
le dissi, in tono vagamente minaccioso, "...E questo e'
solo l'inizio!". Tutti e tre scoppiammo a ridere.
"Ora voglio succhiare un po' il cazzo di Piero" dichiaro'
Patrizia, appena si fu completamente ripresa. Poi si giro' verso
di me e aggiunse "...davanti ai tuoi occhi!" Non avevo
niente da obiettare. Sapevo benissimo che quel pomeriggio avrei
assistito a quello e ad altri spettacoli di quel genere. Non
capivo perche' doveva sottolineare "davanti ai tuoi occhi".
E non capivo perche' in quel momento mi stava guardando con
quegli occhi di fuoco e con quel sorrisetto malizioso, quasi
di sfida.
Non e' vero. Lo capivo perfettamente. Chi voglio prendere in
giro? Ma facevo finta di niente.
Piero si sistemo' con le spalle appoggiate alla testata del
letto, a meta' fra steso e seduto, col suo cazzo maestoso pronto
ad essere sollazzato. Io, secondo le istruzioni di Patrizia
, mi stesi di fianco accanto a lui, all'altezza del suo ombelico,
a meno di 50 cm da dove si sarebbe svolta l'azione. Patrizia
si piazzo' con le ginocchia tra le gambe di Piero, si chino'
in avanti, sporgendo in fuori il suo meraviglioso culetto, e
arrivo' con la bocca vicinissima al suo cazzo.
Lo accarezzava con le mani e se lo rimirava. Poi mi guardo',
sorrise e disse "E' un gran bel cazzo, vero Fabio?"
"E' vero" ammisi sportivamente. "Grosso e lungo,
niente da dire. Complimenti Piero!"
"Non ho particolari meriti..." si schermi' lui "me
lo sono ritrovato cosi'..."
"Non e' solo grosso" riprese Patrizia, tenedo l'oggetto
della discussione vicinissimo alla sua bocca, come un microfono
di carne. "E' anche... bello... ben fatto... ogni volta
che lo vedo mi viene voglia di succhiarlo..."
"...E non ti sei mai trattenuta, che io sappia, tesoro
mio!"
"Non e' vero!" rispose lei piccata. "La prima
volta, l'estate scorsa al mare, ho resistito! E l'ho fatto per
te, perche' volevo prima chiederti il permesso!"
"Ma comunque una leccata di cappella ci scappo' anche allora..."
ribattei.
"Figurati! Si tratto' solo di qualche bacino cosi'..."
e prese a sbaciucchiare l'asta di Piero "... e di una slurpatina
cosi'..." e tiro' fuori la lingua, facendola roteare abilmente
sulla cappella di Piero, che aveva cominciato a sospirare. "Erano
ben altre le cose che avrei voluto fare..."
"Per esempio?" chiedemmo in coro io e Piero con un
filo di voce. Entrambi stavamo aspettando che Patrizia si mettesse
al lavoro sul serio. Lei ci gratifico' con il suo solito sorriso
birichino. Poi sospiro' "Per esempio questo...". Spalanco'
le labbra e si abbasso' decisa sul cazzo di Piero, infilandosene
in bocca una cospicua porzione. Piero ansimo' dal piacere. Patrizia
ruoto' leggermente la testa mentre lo accarezzava con la lingua
all'interno della bocca, poi comincio' un voluttuoso movimento
di su e giu', mentre le sue guance si incavavano per effetto
della suzione. Puntuale, parti' il consueto sottofondo ritmato
di mugolii e risucchi.
Una scena che gia' si era ripetuta diverse volte l'estate scorsa
e che Patrizia mi aveva dettagliatamente descritto. Una scena
che era stata rappresentata anche il giorno prima, in una lussuosa
stanza dello Sheraton. Una scena che avevo piu' volte immaginato,
eccitandomi. Patrizia che sbocchinava il grosso cazzo di Piero.
Stavolta stava avvenendo davanti a me. Ero arrapato come un
toro, e il pipistrello che di solito mi si agitava nello stomaco
in frangenti simili era stato sostituito da un gigantesco avvoltoio.
Patrizia si dava da fare con diligenza. Le piaceva succhiare
quel cazzo, come aveva candidamente confessato, ma sicuramente
era eccitatissima dall'idea di eseguire la sua perfomance davanti
a me. Ogni tanto mi cercava con la coda dell'occhio per studiare
le mie reazioni. Poi, dopo avere visto il mio sguardo fisso
ipnotizzato su di lei, la mia bocca spalancata e ansante, riprendeva
a sbocchinare con rinnovato entusiasmo quel cazzo che le piaceva
tanto.
Ogni tanto si staccava e si dedicava a deliziosi ricami di lingua
sulla punta, sull'asta e sulle palle. Piero si sforzava di tenere
gli occhi aperti per gustarsi anche lo spettacolo, ma spesso
si abbandonava al piacere e li chiudeva.
A un certo punto Patrizia estrasse dalla sua bocca il cazzo
di Piero. Mi guardo' e mi disse provocante "Fabio, vuoi
provare?" puntando il cazzo di Piero verso di me.
"Dai, Patrizia! Non dire cazzate!" fu la mia reazione
irritata. E feci male, perche' Patrizia si impunto'.
"Su Fabio! Prova! Un attimo solo! Per vedere che effetto
fa! Non fare sempre lo strano, che vuoi che sia..."
"Ti prego... lasciamo perdere, Patrizia... non chiedermelo...
sono sicuro che anche a Piero darebbe fastidio..."
"Nessun fastidio, Fabio" intervenne Piero. "Anzi,
mi piacerebbe moltissimo..." Frocio infame!
"Scommetto che Piero non avra' nessun problema a restituirti
il favore, vero Piero?"
"Assolutamente nessun problema!" affermo' sicuro lui.
Maledetti! Mi avevano incastrato! Provai a bofonchiare qualche
timida protesta, ma non ci fu niente da fare. Senza guardare
in faccia Piero, non ne avevo il coraggio, mi avvicinai titubante
al suo arnese, che da vicino sembrava proprio enorme. Spalancai
la bocca piu' che potevo, come se tentassi di infilarmelo in
bocca senza toccarlo. Mi feci forza, scesi pian piano e alla
fine richiusi le labbra sotto la sua cappella. Stavo prendendo
il cazzo di Piero in bocca. Mi sembrava un'intrusione enorme,
una sensazione strana. Mi premeva sulla lingua e sul palato,
mentre sentivo il suo sapore. Era questo l'effetto che facevo
ad una donna quando prendeva il mio? In fondo non ce l'avevo
tanto piu' piccolo. Un po' si', ma non tanto.
Patrizia mi incito'. "Dai, Fabio. Vieni piu' giu'! Prendine
un altro po'!" Ubbidii. Ne imboccai un altro paio di centimetri.
Di piu' proprio non ce la facevo. Mi sentivo strozzare. Rimasi
un attimo fermo cosi', chiedendomi "E ora? Che faccio?"
Provai a muovermi su e giu', un paio di volte. Di un paio di
millimetri, niente di piu'. Sentii Piero gemere di piacere e
il suo cazzo irrigidirsi maggiormente e pulsare nella mia bocca.
La cosa mi diede uno stranissimo brivido. Gli stavo dando piacere.
Continuai ancora per un paio di volte, con maggior sicurezza,
con una maggiore ampiezza di movimento. Mi usci' istintivamente
una specie di "mmh" gutturale. Mi bloccai e tornai
in me. Cosa cazzo stavo facendo? Spalancai gli occhi, senza
accorgermene li avevo chiusi, e mi trovai davanti Patrizia che
a pochi centimetri da me stava slinguando le palle di Piero.
Mi sorrise e mi strizzo' l'occhio con aria complice, mentre
io ero rimasto come paralizzato. Rimasi qualche secondo cosi',
impietrito, quasi senza respirare, finche' Patrizia sospiro'
e con tono indisponente mi intimo' "Lascia perdere, Fabio.
Meglio che continuo io. Sei proprio un imbranato incapace..."
Mi rialzai in ginocchio, mentre Patrizia riprendeva con gioia
a sbocchinare Piero. Ero confuso, stranito, non ci capivo niente.
Quell'esperienza mi aveva scosso. Ero anche un po' scocciato
dal commento di Patrizia. Appena riacquistai un minimo di lucidita'
mi resi conto di quello che era successo. Avevo ancora il sapore
di Piero in bocca. Il mio orgoglio maschile si ribello', chiedendo
vendetta. Lo sgarro non poteva restare impunito. Mi avvicinai
in ginocchio alla testa di Piero e offrii il mio cazzo alla
sua bocca con decisione. Piero mi guardo'. Capii subito che
comprendeva esattamente i miei sentimenti e non li approvava
neanche un po'. Cominciai a sentirmi un po' stupido, ma niente
in confronto a come mi sentii quando lui, con la massima disinvoltura
immaginabile, afferro' con una mano il mio cazzo, diede una
veloce leccata a tutta la cappella, se lo mise in bocca e comincio'
a pompare come niente fosse. Sembrava addirittura gustarselo
con piacere!
Non sapevo che fare. Sarei stato ridicolo a quel punto a ritrarmi
indietro. Ma, rimanendo li' la cosa mi stava cominciando a piacere,
e sentivo che non dovevo permettermelo. Fu Patrizia a salvarmi
dall'imbarazzo, quando con la sua vocetta squillante sibilo'
"Guarda, Guarda! Ma che spettacolino! E io che pensavo
di essere una fortunata a trovarmi con due supermaschioni e
invece... due froci patentati!"
"Ma no, Patrizia! Che dici?... Io stavo semplicemente...
volevo solo..." preso dall'imbarazzo non mi accorgevo che
Patrizia aveva voglia di giocare.
"Forse e' il caso che mi vesto e me ne vado. Vi lascio
soli a divertirvi." Sospirando aggiunse "Peccato...
mi stava proprio venendo voglia di farmi scopare da quel bel
cazzone che mi stavo gustando in bocca..."
Fece il gesto di andare verso la poltrona dove stavano sistemati
i suoi vestiti. Dovevo essere proprio confuso in quel momento,
perche' abboccai come un pollo.
"Ma certo! Piero ti scopera'! Vedrai, ti fara' divertire...!"
"Mmmmh... davanti ai tuoi occhi?"
"Non mi perdero' un attimo!"
"Piero, ti va di scoparmi, davanti al mio ragazzo?"
"Sicuro!"
"E sia!" acconsenti', rivolgendomi un sorrisetto malizioso.
Si stese sul letto e spalanco' le gambe, facendo cenno a Piero
di raggiungerla. La sua fighetta appariva bella umida, pronta
ad essere presa. Piero le monto' sopra e Patrizia afferro' la
sua proboscide, puntandosela all'imboccatura della vagina. Sussurro'
"Scopami, Piero. Mettimelo dentro. Fammi godere."
Piero' comincio' a spingere. Patrizia teneva lo sguardo fisso
su di me, da sopra la spalla di Piero. Mi guardava, mentre Piero,
un centimetro per volta, le infilava tutto il suo cazzone nella
fica. Mi guardava e sospirava. Mi guardava e si leccava voluttuosamente
le labbra, con gli occhi socchiusi. Mi guardava e commentava,
gemendo "Ohh... com'e' grosso... ohh... com' e' duro...
come lo sento... e' bellissimo... quanto mi piace il tuo cazzo,
Piero..."
Continuo' a guardarmi quando Piero comincio' a fotterla su e
giu' e per i primi momenti della scopata. Sembrava volesse trasmettermi
quanto stava godendo ad essere scopata da Piero. Io ressi il
suo sguardo. La vedevo sospirare, mugolare, provare piacere
a darsi cosi' ad un altro. Vedevo la sua espressione soddisfatta.
L'avvoltoio volteggiava forsennatamente nel mio stomaco.
Poi Piero accelero' i suoi colpi e Patrizia fu troppo presa
dalla goduria per continuare il suo gioco perverso di sguardi
con me. In pochi minuti Piero la fece godere tra mille gridolini
di piacere.
Appena ripresasi dall'orgasmo, Patrizia volle cambiare posizione.
Si sistemo' carponi e invito' Piero a continuare a scoparla
alla pecorina. Mi fece cenno di avvicinarmi. Mi piazzai seduto
davanti a lei in modo da essere alla portata della sua bocca.
Comincio' a succhiarmelo. Finalmente la signorina degnava di
qualche attenzione anche il mio cazzo.
Piero dietro di lei sembrava imponente. Reggeva per i fianchi
Patrizia, che al confronto sembrava piccolissima, e dava bordate
devastanti che la scuotevano tutta. Dalla mia posizione riuscivo
a vedere il cazzo di lui che usciva e scompariva dentro. Patrizia
non riusciva a farmi un lavoretto come si deve con la bocca.
Non riusciva a concentrarsi. Ogni tanto si staccava e mormorava
"Ooohh!..." "Dio mio..." "Che grosso..."
"Mi sta sfondando..." "Lo sento tutto dentro...".
Piero era ormai prossimo all'orgasmo. Anche io ero eccitatissimo.
A un certo punto Piero mando' un grido e venne. Afferro' Patrizia
rudemente per i fianchi e si pianto' tutto dentro. Si intuiva
che stava schizzando litri di sperma nell'utero di Patrizia.
Lei era venuta da troppo poco tempo per raggiungere di nuovo
l'orgasmo, ma la cosa evidentemente le piaceva perche' sospiro'
"Oh si'... Oh si'... Oh si'..." in corrispondenza,
mi sembro' di capire, a ogni schizzo di Piero.
Appena Piero termino la sua eiaculazione, Patrizia riporto le
sue labbra sul mio cazzo. Venni quasi subito, e le riempii la
bocca fino a straripare.
Patrizia non inghiotti' il mio sperma. Tiro' fuori la lingua
tutta impiastricciata e si rivolse a Piero dicendo "Piero,
baciami!". In realta' quello che usci' fuori fu una specie
di "Peho bahami". Ma Piero non se lo fece ripetere
due volte. Senza battere ciglio si avvicino' e comincio' a pomiciare
con lei. Non feci in tempo a riprendermi dalla sorpresa che
un pensiero tremendo mi assali'. Oddio! Vuoi vedere che adesso...
Avevo indovinato. "E tu, Fabio, leccami la fica!"
Non provai nemmeno a ribattere. Pero' provai a fare il furbo,
a leccarla sulla parte alta, tenendomi a distanza dal buco.
Quando mai... "Fabio, voglio sentire la tua lingua dentro!"
Mi feci coraggio ed eseguii. Non potei evitare di fare una scorpacciata
dello sperma di Piero. In fondo fui anche piu' fortunato di
lui. Il suo sperma, aromatizzato dagli umori vaginali di Patrizia,
era sicuramente piu' gradevole del mio, che lui assorbiva direttamente
dalla sua bocca.
Per un po' ci alternammo a scoparla, mentre lei sollazzava di
bocca l'altro, in varie posizioni. Fu Piero ad avere l'idea
di mettersi in posizione di sessantanove mentre me la stavo
scopando alla pecorina. Patrizia gradi' molto il fatto di essere
leccata sul clitoride mentre un cazzo la fotteva da dietro.
Piero non sembrava infastidito se le mie palle sfioravano la
sua fronte. Naturalmente Patrizia volle provare anche a parti
scambiate tra me e Piero. Stavolta messa di fianco sul letto
con Piero che la scopava da dietro e io davanti, girato, in
posizione di sessantanove. Fu uno dei momenti piu' eccitanti
dell'intero pomeriggio. Patrizia mugolava sul mio cazzo in corrispondenza
di ognuno dei lenti e cadenzati affondi di Piero, che io potevo
osservare in diretta a pochi centimetri dai miei occhi, mentre
le slinguavo il clitoride. In quell'occasione siamo venuti tutti
e tre insieme, contemporaneamente.
"Voglio essere inculata da Piero" dichiaro' a un certo
punto Patrizia. "Ma voglio che sia tu, Fabio, a prepararmi
il buchino!" Detto questo, e dato per assolutamente scontato
il mio assenso, si piazzo' di traverso sul letto, sporgendo
all'indietro il suo delizioso culetto. "Nel frattempo"
annuncio' "io preparo Piero". E, per l'ennesima volta
quel pomeriggio, si infilo' in bocca il cazzo del milanese,
che, a onor del vero, stava cominciando a perdere qualche colpo.
Seguii pedissequamente tutto il rituale della pre-inculata,
ormai stabilito e codificato. Una specie di "cerimonia
del te'". D'altra parte non vedo perche' avremmo dovuto
rischiare di alterare tutta quella manovra che rendeva piacevole
e indolore le inculate sia a Patrizia che a me. Stavolta sarebbe
stato Piero a godersi l'inculata, pero'. Almeno in prima battuta.
Non disperavo che Patrizia avesse in seguito concesso un pezzettino
di culo anche al sottoscritto.
Comunque la preparazione era anche piacevole di per se. Soprattutto
per Patrizia. Anche se era assorta a sbocchinare l'adorato cazzone
di Piero, prontamente tornato ai suoi splendori sotto le sue
amorevoli cure orali, Patrizia mostrava di gradire il lavoro
sul suo buchino, prima della mia lingua, poi del mio indice
e del mio medio, (separatamente e insieme) abbondantemente spalmati
di cremina lubrificante. Notai che era quasi finita... dovevo
ricordarmi di ricomprarla. Il giorno prima quei due ne aveano
consumato quasi mezzo tubetto. Quante volte se l'era inculata?
O forse il cazzo king size di Piero richiedeva dosi particolarmente
massicce?
"Credo che tu sia pronta...". Patrizia fece un mugolio
di assenso, con il cazzo di Piero ancora in bocca, mentre continuavo
a pomparla nel culo con due dita. Si stacco' e aggiunse "Credo
che sia pronto anche Piero. Vero?" intanto saggiava con
le mani la rigidita' del suo arnese, con aria soddisfatta.
"Prontissimo!" confermo' Piero.
"E allora, dai! Inculami! E tu Fabio..."
"Ho capito... io guardo..." la prevenii, cupo.
"Mi eccita fare le cose mentre tu mi guardi!" si giustifico'.
"Mi sembra abbastanza evidente..."
"E anche a te piace guardarmi... non negarlo!"
Non risposi. Piero intanto si era messo in posizione e aveva
puntato il suo grosso coso verso il buchino di Patrizia, che
teneva le natiche allargate con le mani, per facilitarlo. Piero
comincio' a spingere con estrema dolcezza e fui stupito di vedere
con quanta facilita' il buchino si apriva per fare entrare quella
grossa cappella. Superato un certo punto il cazzo affondo' con
maggiore decisione. Sembrava quasi che il culo di Patrizia lo
stesse risucchiando dentro. Patrizia ansimava rumorosamente
e aveva i lineamenti del viso contratti. Ma era un espressione
di piacere, non di dolore.
In breve tempo Piero aveva piantato tutto il cazzo nelle viscere
di Patrizia e cominciava lentemante a pompare con lunghi e ritmati
affondi. Patrizia gemeva. "Dio... che grosso... mi sento
tutta piena... oohh... che sensazione... Fabio sapessi che sensazione..."
Io ero arrapatissimo. E ce l'avevo duro come una spranga. Di
mia iniziativa mi avvicinai, in ginocchio, e porsi il mio cazzo
alla bocca di Patrizia. Non fece discussioni e comincio' a succhiarmelo.
"Scusami Patrizia" spiegai "non potevo rischiare...
magari stavi per chiedermi se volevo provare anche questo...
dovevo trovare il modo per farti stare zitta..."
Emise un lungo squittio di protesta sopra il mio cazzo. Poi
si stacco' e sghignazzando mi disse "Sei proprio scemo!"
Avremmo potuto mantenere quella posizione ancora a lungo. Sia
io che Piero avevamo gia' diversi orgasmi alle spalle. Ma Patrizia,
dopo essersi gustata per diversi minuti i due cazzi che la prendevano
contemporaneamente nella bocca e nel culo, volle provare qualcosa
di nuovo.
Fece tutto lei.
Chiese a Piero di sedersi, con le spalle appoggiate alla testata
del letto, e si impalo' con la fica sul suo cazzo fino alla
radice. Poi si chino' in avanti, esponendo il buchino e mi ordino'
"Fabio, mettimelo nel culo!"
Una parola. Mi aspettavo di trovarla ben allargata dal pistonamento
che aveva ricevuto, ma il grosso cazzo di Piero nella figa in
qualche modo premeva e chiudeva la strada. Spingevo come un
forsennato, ma non c'era niente da fare. Patrizia stava cominciando
a sentire dolore, e si lamentava.
Allora Piero lo tiro' quasi tutto fuori, tranne un pezzo della
punta, e mi disse "Prova adesso!". Provai, spinsi,
dovetti superare un po' di resistenza, ma poi affondai liscio
fino in fondo nel culo di Patrizia che emise un gemito. Ora
pero' era Piero che non riusciva a penetrarla. Allora feci lo
stesso. Mi tirai fuori tutto, tranne uno spicchio di cappella,
e Piero affondo' tranquillo. Ripetemmo l'operazione ancora e
ancora. Cominciavamo a prendere un certo ritmo. Ogni volta la
nostra estrazione era sempre meno completa. Patrizia stava cominciando
a prendere gusto a quelle pompate alternate. Accelerammo pian
piano il ritmo. Poi ancora un po'. Finche' ci ritrovammo per
incanto con entrambi i nostri cazzi piantati fino all'elsa nei
buchi di Patrizia.
Ci fermammo un attimo cosi'. Era un momento speciale. Piero
sussurro', ansimando, "Complimenti, Patrizia! Non tutte
le donne ci riescono, sai?" Patrizia era scossa dal piacere.
"Oooh... e' incredbile... mi sento piena di cazzo... e'
una sensazione divina...".
"Patrizia" intervenni io "ora devi dire la frase..."
"Che frase?" mi chiese stupita.
"Dai... tutte le donne la dicono in questo frangente...
non puoi essere da meno, proprio tu..."
Non era perfettamente lucida. Potevo capirla. Guardo' un attimo
intontita nel vuoto. Poi sorrise. C'era arrivata. Imposto' la
voce su un tono sensuale e provocante (non credo che abbia avuto
particolare difficolta' a farlo, data la situazione) e declamo'.
"Oh... come vorrei che ci fosse un altro uomo... per poter
avere un terzo cazzo da prendere in bocca... Era questa la frase,
Fabio?"
"Centrato in pieno!"
Ci penso' un attimo. Poi si lecco' le labbra. "Mmmmh...
ti diro', Fabio, non e' mica un idea malvagia..."
"Va beh..." risposi. "Per questa volta accontentati..."
"Mi accontentero'... ora fermi, voi due. Mi muovo io. Me
li voglio gustare come dico io questi due cazzi meravigliosi."
Inizio' un lento e voluttuoso movimento con il bacino, una specie
di deliziosa danza del ventre. Era un movimento rotatorio, non
un semplice su e giu', per cui i nostri cazzi non erano perfettamente
in fase, ma anzi strusciavano l'uno contro l'altro attraverso
la sottile parete che li separava. Patrizia sembrava impazzita
dal piacere, ma anche io e Piero stavamo godendo come due maiali,
tanto che presto, contravvenendo alle disposizioni di Patrizia,
cominciammo a muoverci assecondando il suo movimento e rendendo
piu' deciso lo sfregamento nel suo corpo. Patrizia non sembro'
aver motivi di lamentarsene.
Non durammo a lungo. La cosa era troppo piacevole ed eccitante
per tutti e tre. Patrizia a un certo punto ansimo' "Cielo...
Sto per venire... vi prego... godete con me... godiamo tutti
insieme... e' bellissimo...". Fu proprio lei la prima a
venire, piantando le unghie nelle spalle di Piero. Io la seguii
a ruota, mentre lei ancora godeva, scaricandole il mio orgasmo
nel culo. Piero ebbe bisogno di un altro paio di pompate decise
e poi, ululando, raggiunse l'apice anche lui.
"Basta! Non ce la faccio piu'" mormorai, mentre mi
stravaccavo steso sul letto. Si erano fatte le sette e mezza.
Erano oltre cinque ore che ci stavamo dando dentro senza mai
fermarci. Patrizia e Piero non mi risposero, ma dalle loro facce
si capiva che condividevano.
Restammo qualche minuto stesi, immobili. Poi, a turno, ci servimmo
della doccia, ci rivestimmo e abbandonammo la Casina. Eravamo
distrutti. Camminavamo come degli zombi.
Ci recammo a cenare in una pizzeria non lontano dalla Casina
che io e Patrizia conoscevamo bene. Non ebbi neanche la forza
di iniziare la solita discussione con lei, quando ordino' la
sua pizza preferita "margherita con funghi e prosciutto
crudo". Ogni volta tentavo di spiegarle, inutilmente, che
con i funghi e il prosciutto non poteva piu' definirsi "margherita".
Era come dire "una donna nuda con i vestiti indosso",
"un whisky liscio con ghiaccio e seltz". Lei di solito
ribatteva che in ogni caso le portavano sempre la pizza giusta
ed era quello che le interessava.
Quella volta, dicevo, lasciai correre. Eravamo troppo stanchi.
Eravamo anche incredibilmente assetati e tracannammo un mare
di birra, il che accentuo' il senso di sonnolenza. Pagammo subito
il conto e ripartimmo in macchina verso l'albergo di Piero.
Quel giorno niente Mercedes, solo la mia vecchia 126. Ma tanto
non era aria di bocchini supplementari sul sedile di dietro
come la sera prima.
Mi girai verso Patrizia e mi accorsi che stava dormendo. Aveva
la testa appoggiata al sedile e respirava regolarmente. Chiamai
Piero sottovoce, continuando a guidare.
"Piero... guarda...!" e accennai verso Patrizia.
"Si e' addormentata..." osservo', sorpreso.
Gli feci cenno di far piano. Intanto osservavo Patrizia che
dormiva. Aveva un'espressione seria e serena, dolcissima, con
quelle guanciotte un po' tonde. Lei le disprezza, dice che la
fanno sembrare una bambina, fa l'impossibile per nasconderle
creando ombre fittizie col fard. Io invece le adoro.
E' vero. La fanno sembrare una bambina. In quel momento sembrava
proprio una bellisima bambina che dormiva. Io e Piero la osservavamo
deliziati... e anche un po' sorpresi. Era assurdo e incredibile
pensare che quella ragazzina che dormiva innocentemente di fronte
a noi appena qualche ora prima si era data al sesso piu' sfrenato
con due ragazzi contemporaneamente. Non era possibile. Non era
lei. Guardatela! Come potete pensare una cosa del genere?
Decisi allora di passare subito ad accompagnare Patrizia a casa.
Cambiai strada. Guidai con attenzione per evitare scossoni che
avrebbero potuto svegliarla. Quando arrivammo sotto il portone
di Patrizia scesi dall'auto, aprii la sua portiera e la presi
delicatamente in braccio. Patrizia, senza nemmeno svegliarsi,
mi butto' le braccia intorno al collo e mi sussurro', un po'
piagnucolante, "Fabio... portami a letto". In altre
circostanze sicuramente avrei sfruttato il doppio senso per
una battuta (tipo "Ancora non ti basta?!"). In quel
momento non mi venne nemmeno in mente.
Piero con gentilezza si offri'. "Serve una mano?"
Gli feci cenno di no. Non era stupido quel ragazzo. Aveva capito
la tenera magia di quell'attimo. Annui' e mi fece un cenno d'intesa.
Quando la mamma di Patrizia apri' la porta di casa per un attimo
si spavento'. La tranquillizzai subito, sorridendo e sussurrando
sottovoce "Dorme...". Mi diressi verso la stanza di
Patrizia, la depositai piano sul letto e lentamente la spogliai,
mentre la madre seguiva i miei movimenti dalla porta. Anche
in reggipetto e mutandine sexy in quel momento sembrava una
bambina. Una dolce bambina addormentata. Sollevai il piumone,
la feci sdraiare sotto, e la ricoprii.
Sembrava vagamente agitata. Con un tono appena capricciosetto
mi disse, sempre mezza addormentata, "Fabio... portami
Lallo!" Lallo? Che diavolo stava dicendo? Poi d'un tratto
mi ricordai. Una volta mi aveva confessato che dormiva abbracciata
al suo orsacchiotto preferito. L'avevo presa ferocemente in
giro per tutto il giorno, e lei non ne aveva piu' accennato.
Mi guardai intorno e riconobbi subito il suo orsacchiotto spelacchiato,
seduto su uno scaffale. Lo presi e glielo porsi sotto il piumone.
"Eccoti Lallo, tesoro" le dissi dolcemente. Non mi
rispose. Abbraccio' con affetto il suo orsacchiotto, sospiro'
e sprofondo' serena nel sonno.
In quel momento capii qual era lo scopo della mia esistenza.
Volevo essere il suo Lallo. Volevo essere il suo orsacchiotto
da abbracciare mentre dorme. Per tutta la vita.
Mi girai verso la madre e ci scambiammo un sorriso. Andavo molto
d'accordo con quella donna, ultimamente. Mi accompagno' alla
porta senza parlare e mi saluto'. "Buonanotte, Fabio...
e grazie." "Di niente, signora... Buonanotte."
Ero ancora commosso, quando raggiunsi in macchina Piero che
nel frattempo si era spostato sul sedile davanti. Lui capi'
subito il mio stato.
"E' dolcissima, vero?" disse.
"Semplicemente eccezionale. Direi unica"
"Sai, Fabio, che ti invidio un po'?"
"Me l'hai gia' detto. La prima volta che ci siamo parlati
al telefono. Ricordi?"
"E' vero! Ne e' passato di tempo..."
"Sembrano secoli, ma e' appena l'estate scorsa..."
Passammo un po' di tempo a parlare. Di Patrizia, di altro. Come
vecchi amici. Eravamo distrutti anche noi, ma nessuno dei due
sembrava aver voglia di andare a dormire. Alla fine volli affrontare
un argomento che mi incuriosiva particolarmente.
"Piero, ma tu hai avuto esperienze omosessuali, vero?"
Arrossi' un attimo. "E' cosi' evidente?"
"Beh... ho notato una certa sospetta disinvoltura... in
certi momenti particolari..."
Piero supero' subito l'imbarazzo e mi chiese sorridendo, con
un pizzico di ironia. "Ti piacerebbe provare, forse?"
Fu il mio turno di arrossire. Non sostenni il suo sguardo e
mi girai. "Per carita'. Guarda, personalmente non ho nessuna
prevenzione. Ma a me piace la figa..."
"Anche a me piace la figa." mi rispose, placido. "Forse
non lo hai notato, ma sono due giorni di seguito che mi sto
scopando la tua ragazza a ripetizione. E anche con molto gusto,
se proprio lo vuoi sapere. Ma ti garantisco che ci si puo' divertire,
e parecchio, anche senza figa..."
"Ah, non lo metto in dubbio. Ma non mi interessa. Ti ringrazio..."
"Se dovessi cambiare idea... spero che penserai a me..."
"Su questo puoi contarci...". Poi precisai subito
"Non sul fatto che io cambi idea... sul fatto che penserei
a te... In fondo con nessun altro uomo sono stato cosi'... in
intimita'. E poi devo ammettere che sei un gran bel ragazzo..."
Lo guardai con la coda dell'occhio. Mi stava sorridendo affettuoso.
Sussurro' "Anche tu, Fabio... anche tu sei un gran bel
ragazzo..."
La sua voce mi stava dando i brividi. Sbuffai ironico. "Che
carini che siamo! Che quadruccio! Manca solo che ora ci diamo
un ba...". Non mi fece terminare la frase. Mi afferro la
nuca con il suo braccio virile e avvicino' la sua bocca alla
mia. Un attimo dopo stavamo pomiciando. Sentivo l'istinto di
ribellarmi. Ma che cazzo mi ribellavo! Appena poche ore prima
l'avevamo gia' fatto, ce l'eravamo preso in mano a vicenda,
e glielo avevo anche preso in bocca e lui lo aveva preso in
bocca a me, e avevo anche assaggiato il sapore del suo sperma,
e lui del mio. Come potevo ora fare la parte della verginella
molestata?
Mi abbandonai al suo bacio. Non era nemmeno cosi' sgradevole,
fermo restando che NON erano quelli i miei gusti. Sia ben chiaro.
Due coatti su uno scooter sfrecciarono a mezzo metro dalla macchina
e si allontanarono gridando "A frocioniiii!!!". Mi
staccai da Piero e urlai dietro ai due, inutilmente "Ma
vaffanculo, testa de cazzo!!!". Stupendo! Cornuto e frocione
nel giro di un paio di giorni. Mitico! Signori e signori sono
Fabio, l'orgoglio del genere maschile...
Piero sembrava leggermi nel pensiero. Mi guardo' e scrollo'
le spalle, come dire: ancora stai a dar retta a certe cazzate...
Era il momento di andare a nanna. Lo accompagnai all'albergo
e ci salutammo. Con una stretta di mano. Con una stretta di
mano, ho detto. Cosa sono quei sorrisini ironici?
Il giorno dopo passai a prendere Patrizia a scuola e insieme
accompagnammo Piero all'areoporto. Ci salutammo con grandissimo
affetto.
"Ragazzi, ho passato due giorni bellissimi qui a Roma con
voi!"
"Anche noi siamo stati benissimo" gli rispose Patrizia.
"E' vero!" confermai. Ero perfettamente sincero.
"Ora vi aspetto a Milano. Con o senza week-end in montagna.
Mi raccomando, Fabio. Vanessa ti aspetta, gliel'ho promesso.
Non mi far litigare..."
"Non mancheremo, Piero. Contaci. E... intanto... salutamela!"
"Certo!"
Ci abbracciammo ancora una volta. Poi Piero si diresse al controllo
bagagli. Sulla scala mobile si giro' ancora ad agitare il braccio
per salutarci con entusiasmo. Un gran bravo ragazzo. Noi rispondemmo
al saluto finche' la scala, salendo, non lo nascose al nostro
sguardo.
Fu allora che Patrizia mi salto' al collo e prese a baciarmi
come fosse impazzita. Mi colse un po' di sorpresa, ed ero anche
un po' imbarazzato per quelle effusioni in un luogo pubblico.
Ma poi mi sciolsi e presi a risponderle con lo stesso calore.
Andammo avanti per una decina di minuti, cosi', in piedi, in
mezzo all'aeroporto, con la gente intorno a noi che camminava
di corsa con valige, carrelli, bagagli. Patrizia si staccava
dalla mia bocca solo per ripetermi "Ti amo, Fabio... ti
amo... ti amo... ti amo..".
* * * * *
Qualche giorno dopo...
Io e Patrizia stavamo scopando.
Il luogo era una delle stanze della Casina. Non ricordo quale,
ma non importa. Era la prima volta che tornavamo a farlo dopo
la visita di Piero. Le ero sopra nella classica posizione alla
missionaria. L'avevo appena penetrata e stavo dando dolcemente
i primi affondi, quando mi venne di sussurrarle, con un tono
un po' ironico
"Spero di essere all'altezza... non vorrei che in questi
giorni, con Piero, tu ti sia abituata troppo bene..."
Mi guardo' stupita. "Come sarebbe a dire? Tu sei meglio
di Piero. Molto meglio."
Rimasi di sasso. "Mi prendi in giro? Dai, Patrizia... e'
evidente che Piero ti piace..."
"Certo che mi piace... Ma perche' ti sei fermato? Continua
ti prego... Mi piace Piero, ma preferisco te..."
"Come e' possibile? Piero e' cosi' bello... dolce... e
ci sa fare da matti a letto... conosce tutti i trucchi per far
divertire una donna... e ce l'ha pure piu' grosso..."
"Sciocco che non sei altro" mi rispose, mentre continuavo
a pompare "... e' proprio per questo... troppo bello, troppo
bravo, troppo perfetto... sei molto meglio tu, Fabio... perche'
sei piu' porco, piu' maiale... piu' perverso... perche' sei
piu' egoista... perche' sei piu' goffo e imbranato di lui, ma
sei cosi' appassionato... perche' sei cosi' stupido da non aver
capito che io preferisco mille volte te... e poi... perche'
tu mi fai ridere... mi fai crepare dalle risate..."
Non mi preoccupai di analizzare quello che diceva. Avevo il
sospetto che non mi sarebbe piaciuto tantissimo. E forse neanche
l'avrei capito fino in fondo. Mi bastava sapere che lei preferiva
me. E quell'idea mi diede una scarica di calore nelle vene.
Cominciai a pomparla come un matto, baciandola e slinguandola
nella bocca, sul viso, sul collo, sul petto. Patrizia si stava
divertendo come non mai e io ci davo dentro sempre con piu'
foga. Nel giro di cinque minuti la portai ad un orgasmo meraviglioso
che la lascio' senza fiato.
Lo tirai fuori, ancora dritto e duro come il marmo. E in quella
posizione, nudo, in ginocchio sul letto, con un'erezione da
primato, cominciai a urlare verso il cielo, con un tono trionfante
di sfida, "Vieni, Piero! Vieni qua, milanese interista
del cazzo! Te lo insegno io come si fa godere una donna!"
Dalla stanza a fianco giunse un grido soffocato. "Aho'!
Ma volete scopa' in silenzio, per la madosca!" Patrizia
era ancora scossa dai tremiti dell'orgasmo. E rideva. Ansimava
e rideva. E mormorava "Oh, Fabio.... Oh, Fabio...".
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